RIDE, corri o muori: la recensione del film di Jacopo Rondinelli

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Lorenzo Richelmy sul set del film Ride

Se le cose non vanno, tu va’ più veloce”. Il motto di incoraggiamento che i riders Max (Lorenzo Richelmy) e Kyle (Ludovic Hughes) si ripetono prima di compiere ogni azione spericolata mette in guardia lo spettatore fin dal principio su cosa ci si debba aspettare da Ride.
Primo lungometraggio diretto da Jacopo Rondinelli, il film si presenta in realtà come un complesso ed ambizioso progetto a più mani, che vede tra le figure di spicco anche Fabio Guaglione & Fabio Resinaro, registi di Mine (2016) noti ai più come Fabio&Fabio, qui nella veste di direttori creativi, produttori e sceneggiatori (insieme a Marco Sani).
I due protagonisti, entrambi in difficoltà economiche e desiderosi di dare una svolta radicale alla propria vita, accettano di partecipare ad una gara di downhill, con i 250.000$ in palio, organizzata dalla misteriosa organizzazione Black Babylon.
Il tentativo di fondere sport estremi con il cinema di finzione è senz’altro l’aspetto più affascinante di Ride, sia dal punto di vista delle logiche narrative che da quello delle tecniche di ripresa. Alla base dell’operazione vi è un’idea di cinema “iper-contemporaneo”, in cui siti internet, social network, video chat diventano luogo della narrazione e di gestione dell’immagine cinematografica. Il processo di costituzione del quadro comunicativo si basa sulla convergenza dei sistemi di ripresa e di riproduzione di immagini e video. La decostruzione-frammentazione esasperata dei punti di vista colloca lo spettatore prigioniero di molteplici sguardi, che si sottraggono ad una precisa collocazione e possibilità di identificazione.
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Girato esclusivamente con Action Cam e Go Pro, Ride ha il pregio e il grande obiettivo di coinvolgere lo spettatore in maniera totalizzante, cercando di fargli provare in prima persona un’esperienza adrenalinica senza precedenti.
Benché l’impacchettamento sia visivamente stimolante, l’intreccio regge di credibilità e coerenza per la prima metà del film e questa sorta di videogioco live action colmo di citazioni non mancherà di entusiasmare un consistente numero di appassionati. Nonostante una flessione nella seconda parte, Ride appare come una lunga ed estenuante corsa lastricata di misteri e pericoli ma sostenuta da un ritmo coinvolgente e frenetico.
Elettrizzante in molte sequenze e sorretto da musiche progressive techno, il film vanta anche un respiro internazionale (girato tra l’altro in inglese) e certamente stuzzicherà la curiosità anche fuori dai confini italiani.
Ricalcando il motto di Max e Kyle: è un film che “va veloce” e si candida a diventare uno dei prodotti più audaci degli ultimi anni. Da vedere.

 

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