L’accident de piano è l’ultimo film del regista Quentin Dupieux presentato alla ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma, una commedia dai tratti thriller e grotteschi che ruota attorno alla figura di una star del web.
Di cosa parla il film?
Magalie Moreau (Adèle Exarchopoulos) è una trentenne nata con un’insensibilità genetica al dolore. Sfruttando la malattia a suo favore, la donna diventa famosa pubblicando sul web degli stunt pericolosi. Dopo un incidente su un set Magalie si prende un periodo per ritirarsi in montagna insieme al suo assistente Patrick (Jérôme Commandeur), quando all’improvviso una giornalista inizia a ricattarla.
Nuove mostruose celebrità
Coerentemente con l’inconfondibile stile di Dupieux, L’Accident de piano è una commedia nera grottesca animata da personaggi strambi e sgradevoli. Adèle Exarchopoulos, alla sua terza collaborazione con il regista francese, interpreta straordinariamente una donna adulta che assomiglia più a un ragazzino di tredici anni. Dal taglio di capelli all’apparecchio ai denti fino al vestiario e al tono di voce perennemente canzonatorio, Magalie è una bambinona capricciosa e spregiudicata che ha dedicato tutta la sua vita al suo “mestiere”. Non avendo amici né famiglia, la donna vive al di fuori della società, fatta eccezione per il suo stanco assistente Patrick che la segue ovunque. Il suo scollamento dalla realtà la rende un personaggio assurdo a tutti gli effetti, privo di qualsiasi filtro o morale, ma soprattutto senza una particolare spinta interiore che guidi le sue azioni. L’idea stessa del mestiere non viene nemmeno da una folgorazione particolare, quanto più da una “gelosia” che il personaggio dice di aver provato da bambina davanti ai video di Johnny Knoxville, portandola ad imitarlo traendo vantaggio dalla sua condizione genetica.

Quello dello scopo esistenziale è un punto chiave del film, in quanto Magalie continua ad autolesionarsi per visualizzazioni nonostante abbia ormai raggiunto un pieno benessere economico. È qui che lei definisce il suo mestiere “arte”, in senso quasi dispregiativo in quanto qualcosa di inutile che continua a fare senza farsi troppe domande. La questione sull’utilità dell’arte sfiora poi la riflessione sul cinema stesso, per esempio quando la protagonista dirige i suoi stunt in maniera tirannica e del tutto non professionale, parodiando l’idea del regista demiurgo esigente e spregiudicato.
Tra humor e horror
Nel lavoro di Magalie il suo corpo è evidentemente centrale, ma lei lo tratta con indifferenza e con una certa apatia, limitandosi a vantarsi della sua straordinaria capacità di ripresa dopo ogni numero violento. Se il corpo è lo strumento, basti pensare al nickname che utilizza sul web, grossepoppe (con assenza di qualsiasi accezione di sensualità), internet è il mezzo e il veicolo che lo lancia alla ribalta. La conquista della fama però avviene in qualche modo fuori dal suo controllo, in quanto sono proprio i genitori i primi a diffondere i suoi video ai colleghi, per poi cacciarla di casa una volta che la figlia inizia a guadagnare più di loro.
Il film in questo modo genera un riso un po’ amaro, mostrando l’assurdità di situazioni al limite e personaggi che vivono secondo regole puramente individuali, trascurando ogni tipo di rapporto interpersonale.
L’umorismo, mano a mano che si sviluppa il film, lascia spazio a tinte thriller che sfiorano lo slasher. A scandire il passaggio tra i registri c’è la marcia funebre di Chopin, suonata da Magalie al pianoforte prima dell’incidente del titolo e ricordo d’infanzia tra i pochi che non riguardino l’automutilazione.
Su una parete dello chalet (che ricorda e parodizza Anatomia di una caduta) la gigantografia di Magalie con salopette e coltello brandito ricorda in tutto e per tutto il Michael Myers di Halloween. Nel mondo delle apparenze, l’isolamento e l’ambizione economica fine a se stessa generano mostri violenti, in un finale dark e rivelatorio.
Com’è il film?
L’Accident de piano è un film originale che testimonia la coerenza e la solidità di un autore come Quentin Dupieux, ma che manca di mordente. Il regista mette troppa carne al fuoco partendo da un’intenzione comica assurdista, sfiorando l’horror e arrivando ad assumere un piglio esistenzialista che cade nel moralismo, con l’elaborazione di una riflessione sull’apparenza che rimane troppo in superficie. Adèle Exarchopoulos diverte e si diverte nel rappresentare un personaggio fuori dagli schemi che condensa gli orrori del mondo dei social network, tra celebrità inutile e fallace e discorsi già sentiti sull’apparire.
Fonte immagini: Festa del Cinema di Roma