& Sons è l’ultimo film del regista argentino Pablo Trapero, presentato alla ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma, un dramma familiare con tinte sci-fi.

Di cosa parla & Sons?

Andrew Dyer, uno dei più grandi scrittori viventi, è ormai anziano e vive recluso nella sua grande casa di campagna. Ritiratosi dalle scene e sofferente di una profonda depressione decide di convocare i suoi figli per confessargli un segreto importante prima di morire.

Lasciti testamentari

Il film si apre sulle note di Nature Boy di Nat King Cole immergendoci in un’atmosfera sognante attraverso le immagini di una moderna e sfarzosa villa. Questo fascino viene interrotto bruscamente da una figura ricurva su un letto, quella di un uomo barbuto e rozzo, Andrew Dyer, un irriconoscibile Bill Nighy. Genio della letteratura, insignito di ogni tipo di premio, Andrew vive isolato nel terrore del confronto, aspettando solo la morte. Il figlio più giovane Andy e la sua governante non riescono sempre a gestire il suo carattere burbero e imprevedibile, culminando spesso in crisi di nervi, presumibilmente iniziate con il divorzio dalla moglie Isabel, causato dal tradimento che ha dato alla luce Andy. Nonostante ormai sia figura misera e sofferente, il peso dell’eredità di Andrew è gravoso: la libreria dell’università di Andy porta il suo nome, la sua casa è costellata da appunti e libri, ma soprattutto sono i figli grandi Richard e Jamie che non riescono a scrollarsi di dosso il nome del padre in ambito lavorativo.
La riflessione sul lascito familiare diventa ancora più pregnante quando Andrew convoca i figli adulti confessandogli che Andy non è frutto di un tradimento, bensì un suo clone voluto dalla società del Nobel che sperimentava nella partenogenesi di personaggi illustri. È possibile credere a una storia così assurda dopo vent’anni di bugie? Se il peso del padre è un lascito ereditario, il peso del fratello-padre non spezza la catena ma ripropone la stessa dinamica, con l’opportunità di poter ricominciare da capo e fare di meglio. È la metafora della generational curse, della colpa ancestrale, il figlio deve rompere con il padre per fare pace con le sue colpe.

Un conflitto bidimensionale

Pablo Trapero scrive & Sons insieme a Sarah Polley, vincitrice per la Miglior sceneggiatura agli Oscar 2023, basandosi sull’omonimo romanzo di David Gilbert. La scrittura dei personaggi del film risulta molto debole, ed è difficile per lo spettatore empatizzare appieno con i loro tormenti emotivi. Allo stesso tempo anche i conflitti risultano appiattiti, e la direzione degli attori non è incisiva, sprecando un cast ricco di nomi come Bill Nighy, George McKay, Imelda Staunton, Dominic West e Johnny Flynn.
L’accenno alla fantascienza viene trattato quasi con casualità, non permettendo allo spettatore di calarsi in una dimensione fantastica. Ne deriva un film dalle buone premesse e dalla buona regia, ma che non ingrana mai e che piuttosto si crogiola in alcuni dettagli autocompiacenti, sfiorando alcuni temi interessanti senza approfondirli, come l’arte e la rimediazione, l’isolamento, la depressione e la bioetica.
Di recente ha fatto parlare una dichiarazione di Brendan Gleeson sulla saturazione di padri tossici sul grande schermo. Questo è l’ennesimo caso che conferma la veridicità della sua intuizione, in quanto & Sons è l’ennesimo ritratto di un padre malmesso che non aggiunge nulla al discorso già sentito.

Com’è & Sons?

& Sons è un’occasione sprecata per raccontare i legami familiari e il peso dell’eredità genitoriale, soprattutto in ambito artistico e intellettuale. Pablo Trapero confeziona un film ben diretto e curato visivamente ma con una sceneggiatura lacunosa e non approfondita, che non ci permette di empatizzare mai a fondo con i conflitti dei personaggi, risultando in un ritratto appena abbozzato di un travagliato rapporto padre-figlio.