Material Love, il nuovo film della regista sudcoreana, Celine Song, affronta il tema dell’amore e dell’anima gemella con uno sguardo diverso e un cast d’eccezione.
La storia di Material Love
Material Love racconta la storia di Lucy (Dakota Johnson), una donna cinica e calcolatrice riguardo la propria vita sentimentale, ma che di lavoro fa la combina coppie per una prestigiosa agenzia newyorkese. E nel suo lavoro è brava, parecchio brava. Ha già favorito otto matrimoni e si appresta a partecipare, come ospite, al nono. Ed è qui che incontra Harry (Pedro Pascal), il fratello dello sposo: uomo d’affari ricco e affascinante in cerca di moglie, spinto soprattutto dal volere della madre. Nella stessa serata, però, Lucy si imbatte nel suo ex, John (Chris Evans). John è un attore squattrinato che per sbarcare il lunario, tra uno spettacolo e l’altro, lavoricchia ai catering e che, guarda caso, è uno dei camerieri al rinfresco. Tra scambi di sguardi e di ricordi nostalgici con uno e flirt con l’altro, Lucy si ritrova coinvolta in un triangolo che la costringerà a scegliere con chi dei due uomini voler passare il resto della vita.
Cosa aspettarsi da Material Love: prime impressioni
Sicuramente, da un film che si intitola Material Love, e il cui titolo originale è The Materialist, ci si aspetta una commedia romantica venata di realismo e cinismo, in linea con la visione della regista di Past Lives. Celine Song, infatti, nel raccontare le relazioni umane, ha uno sguardo affilato ed epurato dal sentimentalismo patinato delle rom-com anni ‘90/2000 in cui l’amore coincide con la ricerca spasmodica del principe azzurro, anche in versione uomo sconosciuto ma il cui sguardo cattura l’anima della bella protagonista, per convolare infine a nozze e vivere felici e contenti. E, almeno in parte, il film rispetta queste aspettative. La regia è fatta di toni neutri, quasi distaccati. La fotografia, i suoni, i dialoghi seguono questa linea stilistica che non edulcora quello che accade, ma, anzi, restituisce una sensazione di autenticità. Questo stile narrativo oggettivo, quasi invisibile, avvicina lo spettatore che ride, si commuove, si arrabbia, parteggia per uno dei due protagonisti. E soprattutto si pone la domanda centrale del film: in amore, seguire il cuore o la sicurezza?

Amore oggi: il dilemma in Material Love
Lucy si trova davanti a una scelta esistenziale. John, di cui è stata profondamente innamorata (e che forse è l’unico uomo che abbia mai amato), le fa rivivere le emozioni del passato, ma anche i ricordi che hanno portato alla rottura. Con Harry, tutto sembra più semplice: c’è chimica e profonda intesa, lui è bello, carismatico, ricco, la valorizza e le dà sicurezza. È il partner ideale sulla carta. Non ha nulla che non vada, ed è il tipo di uomo che all’agenzia definiscono un unicorno.
Il vero problema, però, è Lucy stessa. Il suo personaggio, fino a un certo punto della storia, sembra avere un’evoluzione, ma alla fine rimane uguale all’inizio in una sorta di circolarità. Resta sospesa, vittima delle sue stesse paure e illusioni. Per quanto riguarda gli altri personaggi, anche John non matura e non sembra voler far nulla per cambiare la propria situazione, mentre Harry è l’unico che cambia. Ed è proprio qui che Material Love trova il suo valore: nella rappresentazione delle insicurezze e delle frustrazioni relazionali di molti millennials, uomini e donne. Le vulnerabilità, spesso taciute soprattutto dalla sfera maschile, emergono senza retorica, mostrando quanto le distanze fra i sessi siano meno profonde di quanto vogliamo credere.

I difetti di Material Love
Il film ha principalmente due limiti. Il primo è che l’analisi delle dinamiche affettive contemporanee si ferma a metà strada. Celine Song mette le carte sul tavolo, ma poi le rimescola e ne rimette diverse nel mazzo.
Il secondo problema arriva dopo circa i due terzi del film, quando il tono vira bruscamente. Il cinismo iniziale si assottiglia, lasciando spazio al romanticismo più convenzionale, in modo quasi forzato e senza più l’aura di autenticità che lo aveva caratterizzato fino a quel momento. Le scelte narrative si rivelano meno coerenti, e lo spettatore si ritrova a chiedersi quale fosse il vero intento della regista.
Cosa voleva raccontare davvero? Voleva mostrare sul grande schermo una nuova prospettiva sull’amore, vicina a quella che sempre più donne millennials stanno cercando? Oppure voleva mascherare il cinismo con una realtà rassicurante?
Sono domande che mi sono posta uscendo dalla sala e che, forse, è giusto lasciare anche allo spettatore.

Conclusioni su Material Love: vale la pena vederlo?
In definitiva, Material Love, pur con qualche incertezza narrativa, è una commedia riuscita e godibile con un cast carismatico e una storia che riesce a intrattenere, far riflettere e, a suo modo, far sognare – anche se in modo diverso rispetto alle commedie romantiche degli anni ‘90 e 2000.