LE RAGAZZE DI WALL STREET, la recensione del film con Jennifer Lopez

Jennifer Lopez nel trailer di Hustler

Jennifer Lopez e Constance Wu in Le ragazze di Wall Street

“Questa città, l’intero Paese è uno strip club. C’è gente che spende i soldi e gente che balla”. Con queste parole Ramona, spogliarellista interpretata da Jennifer Lopez, sintetizza il senso di Le ragazze di Wall Street, film tutto al femminile diretto da Lorene Scafaria.
La regista porta sul grande schermo le vicende raccontate nell’articolo-inchiesta di Jessica Pressler The Hustlers At Scores, pubblicato nel 2015 sul New York Magazine e diventato subito virale. Protagonista di Hustlers è un nutrito gruppo di spogliarelliste (tra cui spicca la presenza di star della musica come Cardi B e Lizzo) e il cambiamento della loro vita nel passaggio dal periodo d’oro dei primi anni duemila a quello successivo al tracollo economico del settembre 2008. Ramona, Destiny (Constance Wu), Mercedes (Keke Palmer) e Annabelle (Lili Reinhart) non accettano di abbandonare lo stile di vita che ha permesso loro di ottenere soldi, lusso, affermazione personale. Insieme decidono di adottare metodi più truffaldini e non proprio ortodossi per rimanere sulla cresta dell’onda.
A livello teorico l’idea di fondo di Hustlers può sembrare interessante, poiché mostra un ambiente già esplorato in passato ma senza entrare in profondità nel cuore della crisi economica e dei suoi risvolti. Il ritratto delle numerose protagoniste, né vittimizzate all’accesso né giustificate, si può considerare ben delineato. Domina su tutte la figura di Jennifer Lopez, definita dalla stessa regista “Mamma Orsa e Gordon Gekko allo stesso tempo”: Ramona, fisicamente prorompente, impetuosa nei modi e astuta come una volpe, è il faro che illumina e guida le altre, imponendo il comandamento del “truffa o sarai truffato”.
L’esito complessivo del film, tuttavia, non rispetta le premesse iniziali. Le luci sfolgoranti in ogni sequenza, i ralenti continui e seccanti, e la ricerca a tutti i costi di una dimensione d’intrattenimento ultra-pop soffocano la visione e restituiscono la sensazione di assistere a un videoclip musicale di due ore scarse o in uno di quei reality televisivi statunitensi che spopolano di recente, in cui i protagonisti rievocano le proprie malefatte del passato. Evidenti sono i richiami (neanche tanto velati) a Magic Mike e Bling Ring, senza però l’estro di Soderbergh né la ricercatezza della Coppola. Non basta leggere i nomi di Adam McKay e Will Ferrell tra i produttori per avvicinarsi al successo di La Grande Scommessa: la linguistica applicata, i dialoghi serrati e il montaggio tagliente dell’opera di McKay sono un vaghissimo ricordo per The Hustlers, che non riesce mai a superare la barriera dell’estetica per approfondire il lato morale della vicenda.
Di questa sorta di deformazione del mito di Robin Hood, in cui i protagonisti rubano effettivamente ai ricchi (e spesso disgustosi) broker di Wall Street, ma per dare a se stessi, rimane alla fine ben poco: la ricerca di un’arguzia sopra la media e la performance accentratrice e ipnotica di J.Lo, in un ruolo molto diverso da quelli in cui siamo abituati a vederla.

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