KING ARTHUR – Il POTERE DELLA SPADA, la recensione del film di Guy Ritchie

King Arthur Il Potere della Spada recensione

Il poster italiano di King Arthur – Il Potere della Spada

Il giovane Arthur (Charlie Hunnam), cresciuto orfano nei vicoli di Londonium e dedito a piccoli furti e scorribande con la sua gang, si ritrova a estrarre una leggendaria spada dalla roccia in cui è incastonata, diventando così il legittimo “proprietario” di Excalibur, nonché il sovrano predestinato del regno.
Inizia così per “l’eletto” un percorso alla ricerca della verità sul suo passato fino a quando viene coinvolto nella resistenza che si oppone al sovrano usurpatore Vortigern (Jude Law), che si è impadronito della sua corona ed ha assassinato i suoi genitori. Arthur, aiutato anche da una maga, si scontrerà così contro l’oscuro tiranno imparando a padroneggiare la spada e a domare il suo straordinario potere.
L’adattamento cinematografico del ciclo bretone messo in scena da Guy Ritchie è decisamente lontano dalla leggenda che tutti conosciamo. Il regista vira su un genere ibrido capace di soddisfare più gli amanti del fantasy e dell’action che i cultori dei film di impronta storica.
Non c’è un solo dettaglio o stacco di camera che non appartenga completamente allo stile di Ritchie: un montaggio rapido, dialoghi ricchi e dal ritmo serrante conditi con l’ironia che spesso contraddistingue i protagonisti raccontati nelle sue pellicole. Personaggi che nonostante le grandi capacità non si prendono sul serio e giocano spesso con la sorte e il fato (basti pensare ai due capitoli dedicati a Sherlock Holmes o il più recente Operazione U.N.C.L.E).
Il tono scanzonato e divertente è ben bilanciato con una parte più “oscura” affidata all’interpretazione, molto “sorrentiniana”, di Jude Law, tiranno assettato di un potere capace di uccidere chi gli sta più a cuore.
charlie hunnam king arthur

Charlie Hunnam è il giovane Artù in King Arthur – Il Potere della Spada

Il cinema di Ritchie, come già detto, è davvero inconfondibile, e ci ha abituato nel tempo a tecniche registiche fatte di accelerazioni, rollercoaster di frame fatti di illusioni e sogni ad occhi aperti che, in King Arthur, sono la chiave di lettura principale a sostegno della forza evocativa della sceneggiatura.
I tratti fantasy si ritrovano nei più classici archetipi del genere stesso, l’insospettabile eroe che grazie a un potere superiore riesce a sconfiggere il perfido tiranno; qui Excalibur diventa l’oggetto infuso di magia che mette alla prova le capacità del protagonista e lo guida sulla retta via. Di notevole impatto visivo è la scena iniziale che porta direttamente lo spettatore all’interno dell’universo fantasy che in pochi minuti prenderà vita di fronte a i suoi occhi. Non solo fantasy, però. Nella parte finale Ritchie sfodera una vena action che però non turba gli equilibri della narrazione.
Il cast risulta azzeccato: grande enfasi è data alle figure del protagonista e dell’antagonista di cui si indaga il passato e il sacrificio sempre attraverso l’espediente del flashback. Il corollario di personaggi secondari, seppur utili alla vicenda, viene a tratti messo da parte senza soffermarsi troppo sulla caratterizzazione e lasciando al pubblico qualche fugace dubbio.
In definitiva, il King Arthur di Guy Ritchie è un film divertente e apprezzabile nella sua totalità, in linea con gli standard hollywoodiani d’intrattenimento. Un blockbuster caotico e iperbolico in cui l’identità autoriale di Ritchie si combina con i toni di un racconto epico inaspettato che pecca però di un finale convenzionale e poco originale.

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