DEMOLITION, la recensione del film con Jake Gyllenhaal e Naomi Watts

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Demolition - Photo: courtesy of Good Films
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Demolition – Photo: courtesy of Good Films
Dopo aver condotto Matthew McConaughey e Jared Leto alla conquista del premio Oscar per le performance straordinarie in Dallas Buyer Club e diretto Reese Witherspoon nell’intenso Wild, Jean-Marc Vallée mette la firma sul suo ultimo lavoro Demolition, presentato in apertura del Toronto International Film Festival 2015.
Davis (Jake Gyllenhaal) è un banchiere di successo, abita a New York e la sua vita scorre tranquilla fino a quando, in un tragico incidente, perde la moglie. Davis fatica a superare il lutto chiudendosi sempre più in sé stesso e la sua unica valvola di sfogo diventa la scrittura. Periodicamente prepara  lettere di reclamo alla società che gestisce i distributori automatici ospedalieri. Le ‘missive’, così intime e personali, catturano l’attenzione di Karen (Naomi Watts) che, ben presto, entrerà nella vita di Davis insieme al figlio adolescente Chris.
La pellicola rientra in una sorta di dimensione allegorica, volta a suggerire che la vita può cadere a pezzi ad una velocità traumatizzante e tutto può andare in rovina in un secondo.
Diviso da un istinto di auto-conservazione e una forte spinta alla distruzione, Davis lotta costantemente con l’impulso che sembra voler mantenere uniti i pezzi della sua esistenza, racchiusi nel silenzio e il lento crescere di un vortice demolitivo. La devastazione della casa, ritratto fisico della sua vita, lo porta ad un crescendo drammatico che sfocia con una furia sterminatrice capace di alleviare, seppure per poco, quel grande dolore. È nel momento delle lacrime che il film, contornato da una cornice scura in uno specchio crepato, raggiunge il suo apice emotivo.
Demolition - Photo: courtesy of Good Films
Demolition – Photo: courtesy of Good Films
Jake Gyllenhaal incarna perfettamente i tormenti di Davis, restituendo al pubblico un personaggio straziato e complesso. Il regista canadese conferma il suo innato talento di narratore cinematografico, confezionando un lungometraggio ottimista sulla sofferenza personale. Non c’è mai la tristezza vera, quella profonda e cupa che soffoca il protagonista, ma la libertà da parte di Davis di muoversi nei luoghi soleggiati, brillanti e luminosi, quasi ad intendere che il tormento che portiamo dentro sarà sempre circondato dalla luce al di fuori di noi, una positività che dobbiamo abbracciare.
Attraverso una storia che avanza a stento e risulta, a tratti, sovraccarica di metafore, Vallée torna a percorre il sentiero tematico di Café de Flore, in un’opera che parla di forza, fragilità e delle infinite difficoltà legate all’elaborazione del lutto. Demolition è un film che si interroga sul concetto di normalità, riflettendo sulla consapevolezza che i frammenti del passato non possono essere ricomposti ma è dalle ceneri della distruzione che si parte a ricostruire.
Michela Vasini

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