Riscopriamo la bellezza senza tempo di Come Drink with Me, opera pioniera del wuxiapian

Come Drink with Me è un film di genere wuxia prodotto dalla Shaw Brothers e diretto nel 1966 da uno dei più importanti registi dell’epoca: Hu Jinquan, noto anche come King Hu.

Il lungometraggio è disponibile su Mubi in lingua originale, provvisto anche di sottotitoli in italiano.

Si commemorerà anche la recente scomparsa dell’attrice protagonista, Cheng Pei-pei icona del cinema hongkonghese e nota sulla scena internazionale per il blockbuster La tigre e il dragone di Ange Lee (2000).

Di cosa parla Come Drink with Me?

Come Drink with Me - Chen Hung-lieh- Ku Feng - Hao Li-jen

Il maestro Chang, magistrato delle province del Regno e figlio del governatore, viene rapito da Tigre Faccia di Giada e dai suoi accoliti, con lo scopo di barattare la liberazione del loro capo. Il gruppo teme però l’intervento dell’abile spadaccino Rondine d’Oro, che infatti si presenterà a richiedere la restituzione dell’ostaggio e ad arrestare i malviventi. Rondine d’Oro si scoprirà essere in realtà una donna guerriera e sorella del prigioniero. Gli elementi per uno scontro all’ultimo sangue ci sono tutti. Ma cosa succederà se uno squattrinato viandante di nome Gatto Brillo si metterà in mezzo? Soprattutto quale sarà il segreto che nasconde dietro la sua espressione e i modi apparentemente buffi e noncuranti?

Curiosità sul film e sul genere cinematografico

Il film lanciò definitivamente la carriera di Cheng Pei-pei. L’attrice con il regista Ho Meng-hua diede vita e corpo a molti wuxia centrati sulla predominanza eroica femminile, nei primi anni ‘70. Infatti, negli anni precedenti le storie d’azione, di argomento marziale, puntavano sul protagonismo delle donne guerriere. Solo in seguito, nella seconda metà degli anni ’60 e con altri autori, venne adottata una nuova prospettiva orientata allo sguardo maschile e ai legami camerateschi.

Il successo del film incoraggiò gli Shaw Brothers a produrne un “seguito”: Golden Swallow diretto nel 1968 da Chang Cheh, rinnovatore del genere arti marziali in toto.

Esso, tuttavia, non va considerato come un sequel tradizionale. Infatti, se recupera l’eroina protagonista, racconta una storia nuova senza fare alcun accenno agli avvenimenti del film precedente.

Cavaliere marziale e rappresentazione di genere

Un topos caro alla narrativa wuxia, che emerge con forza in questa pellicola, è l’”ambiguità” di genere, celata dietro le vesti di cavaliere marziale, figura perfetta e incorruttibile, talvolta asessuata. In questo caso il guerriero è una guerriera, di cui inizialmente non si conosce la vera identità: si potrebbe dire identità di gender.

Anzi, questo fattore è sfruttato per donare maggiore credibilità narrativa alla protagonista e un’aura di mistero più accentuata, sia agli occhi dello spettatore sia a quelli di tutti gli altri personaggi maschili.
L’ambiguità di genere, sotto le vesti di cavaliere marziale, conferisce drammaticità ulteriore al profilo delle figure femminili; un aspetto atto a incoraggiare un tipo di rappresentazione differente e sfaccettato. Degna di nota è la sequenza finale, dove l’eroina trionfa e sconfigge una schiera di guerrieri nemici liberando il fratello, aiutata dal suo gruppo di guardie formato da sole donne.

La scena cult

Per gli amanti del genere e per i curiosi non si può non citare una delle scene più imitate e tra le più rappresentative di questo tipo di pellicole: la “battaglia” iniziale nella locanda.

In un mondo che si considera appannaggio del dominio di figure maschili, la presenza scenica di Pei-pei è d’impatto – favorita da una regia che esalta le sue qualità, come anche la performance – e regna sullo schermo con sguardo sicuro.

Le aspettative e la suspense convergono nell’uso sapiente della tecnica registica di King Hu, ispirata al senso estetico dei chanbara giapponesi, nell’attesa dello sfoggio dei colpi e soprattutto nell’osservazione diretta dei personaggi, fermi a studiare le mosse degli avversari. L’autore riesce a tenere alta l’attenzione dello spettatore in tutto l’arco di sviluppo dell’azione, dall’ingresso alla locanda fino alla “tregua”.

Conclusione

Come Drink with Me è un ottimo esempio di transizione verso un nuovo modo di concepire l’azione, spettacolare e dirompente, del cinema d’arti marziali a sfondo mitico e storico.

Non presenta solo una storia come un’altra, in cui vendetta, tradimenti, missioni pericolose e segreti si intrecciano in un’epoca mitica e lontana della Cina dinastica. Si esaltano le potenzialità espressive e tecniche di un genere peculiare della cinematografia hongkonghese, affidando il suo successo allo sguardo e alla presenza scenica di una forte personalità femminile: l’immensa Cheng Pei-pei, per sempre ricordata come Golden Swallow.

REVIEW OVERVIEW
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Colonna sonora
Interpretazioni
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Alessandra Sottini
Amante della settima arte, del cinema in ogni sua forma. Appassionata strenua del cinema asiatico: curiosa spettatrice del cinema di genere e di quello un po' dimenticato. Passo facilmente dal muto, a quello degenere di cappa e spada; dal Pre-Code, ai film di "serie B" di Roger Corman; dal neorealismo italiano, all'horror Hammer Productions. Critica e analitica, ma sempre pronta a lasciarsi trasportare dalla visione fantastica della realtà filmica, che è gioia per gli occhi.
come-drink-with-me-la-recensione-del-cult-wuxia-con-cheng-pei-peiCome Drink with Me è una pellicola travolgente e intensa, che unisce sapientemente l'intrigo alla spettacolare mostrazione delle abilità marziali. Offre una storia calata nello sfondo mitico e storico della Cina dinastica. Su tutto brilla la perfomance dell'eterna Tigre di Giada Cheng Pei-pei, scolpita come l'eterna Rondine D'Oro, personaggio di guerriera e spadaccina leale e invincibile.