CHIARA FERRAGNI – UNPOSTED, la recensione del docufilm di Elisa Amoruso

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Chiara Ferragni protagonista di Chiara Ferragni – Unposted

La prima domanda che sorge spontanea, approcciandosi al documentario diretto da Elisa Amoruso, è cosa ci sia oggi, di “Unposted”, nella vita dell’imprenditrice digitale Chiara Ferragni.
Sentivamo davvero il bisogno di conoscere il segreto del suo successo e carpirne tutti gli aspetti che hanno reso Chiara una delle pioniere delle fashion blogger? Forse sì, ma come i molti che sono andati a vedere la pellicola per cercare di capire i meccanismi alla base di questo business, siamo usciti più confusi (e arrabbiati) di prima.
Questo documentario, più che un’occasione sprecata, sembra essere l’ennesima mossa di marketing, pensata bene sulla carta, ma realizzata male, anzi malissimo. Procediamo però con ordine.
I filmini girati dalla madre di Chiara, la ex modella Marina Di Guardo, durante le vacanze negli anni Novanta con la famiglia, mostra a inizio documentario una ragazzina che scherza di fronte all’obiettivo, sottendendo già una predisposizione alla messa in scena. Quella stessa ragazzina è diventata poi una donna capace di veicolare l’immagine giusta per conquistare like e consensi.
Il documentario sarebbe stato un buon prodotto se avesse continuato l’indagine più intima del fenomeno anche con le debolezze e i lati oscuri della vicenda e invece il risultato finale lascia davvero a desiderare.
Non c’è conflitto, non c’è un racconto nitido e lineare. Lei è sempre buona, gentile, carina e amante della vita, risultando molto più irritante che aspirazionale. Non sembrano esserci difficoltà nella sua vita, nessun neo che possa intaccare la sua glamourous life e anzi le parti negative sono sapientemente omesse. Infine l’ascesa del suo brand, personale e non, è raccontata in modo confuso e aleatorio sotto forma di propaganda.
La leggenda vuole che Chiara Ferragni abbia avuto l’idea geniale e l’intuizione giusta anticipando i tempi e rendendola la numero uno nel mondo delle fashion blogger, ma quello che la storia non racconta è che Chiara abbia sempre avuto “le spalle coperte” con genitori benestanti e un ex fidanzato che insieme a lei ha fondando The Blonde Salad.
C’è paura di osare, di mettere a nudo, veramente, un personaggio pubblico che si espone 24 ore su 24 sui suoi profili social da 17 milioni di utenti è questo è un altro dei limite di questo racconto. Un catalogo di moda fresco di stampa e un agiografia della “donna che si è fatta da sola”, ma che forse forse da non sola non si è fatta.
Il finale, poi, raggiunge l’apice dell’antipatia con un motto che sembra trovato nei diari per adolescenti: Se vuoi, puoi.
No, non funziona così. Se vuoi, devi impegnarti, cadere, sbagliare, fare sacrifici, studiare e poi, forse, se la vita ti da una mano, puoi farcela. E in questa narrazione non appare nulla di tutto questo. Chiara Ferragni sembra non aver incontrato intoppi e nessun tipo di ostacolo ha intaccato il suo cammino di successo. E veicolare questa immagine è profondamente sbagliato, soprattutto perché rimarca il divario che intercorre tra la gente comune e lei.

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