BILLY LYNN – UN GIORNO DA EROE, la recensione del film di Ang Lee

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Billy Lynn: Un Giorno da Eroe
Billy Lynn: un giorno da eroe
Billy Lynn: Un Giorno da Eroe
Il poster italiano di Billy Lynn – Un Giorno da Eroe
Il giovane soldato Billy Lynn (Joe Alwyn), insieme agli altri soldati della squadra Bravo, diventa un eroe nazionale, dopo un pericolosa azione di guerra in Iraq. La squadra, le cui gesta sono state mostrate online, viene rimpatriata per affrontare un tour della vittoria in giro per gli Stati Uniti passando da un intervista ad un’altra. Il culmine sarà la partecipazione, come ospiti d’onore, alla partita dei Dallas Cowboys, nel Giorno del Ringraziamento.
Ang Lee, che adatta al grande schermo il libro È il tuo giorno, Billy Lynn!  di Ben Fountain, crea un’opera a metà strada tra il war movie e il romanzo di formazione. L’intento di porre una critica al sistema mediatico è celata, ma al contempo molto presente.
Il “giorno da eroe” si costruisce proprio attorno allo sfruttamento delle immagini che arrivano dalle zone di guerra. Il protagonista del video è il giovane Billy Lynn. Egli, in quei fotogrammi, tenta di salvare la vita al proprio sergente con un gesto eroico. Il video, diffuso al pubblico, diventa così  un efficace strumento di propaganda. L’atto di coraggio e valore viene quindi inglobato in un sistema di informazione vorace e perverso..
Billy vive infatti la sua gloria da prigioniero. Egli è incatenato ad un circo mediatico che non gli lascia tregua. L’unica via di fuga è il rivivere le sensazioni e i momenti salienti del suo gesto eroico. Il ricordo diventa quindi un tema essenziale del film, il quale riesce a proporre anche immagini paradossali. È di grande effetto, e potenza simbolica, il momento in cui la squadra Bravo diventa un corollario, in tenuta mimetica, alle coreografie sfarzose delle Destiny’s Child in mezzo ad un campo da football.
Billy Lynn Un Giorno da Eroe - Photo: courtesy of Warner Bros. Pictures
Billy Lynn Un Giorno da Eroe – Photo: courtesy of Warner Bros. Pictures
Lee cerca di mettere in luce il caos che regna nel cuore e nella mente di chi ha vissuto in prima persona certe azioni. Egli mostra i traumi della guerra ad un mondo che risulta accecato dalle luci della ribalta e dai riflettori.
La pellicola mostra due realtà. Da una parte il trionfo dell’opulenza. L’ipocrisia dei ricchi e potenti che cercano di sfruttare la storia coraggiosa di Billy per renderla un film. Dall’altra parte vi è il gruppo di soldati; burattini e marionette spostate da un luogo all’altro. Il grottesco tour della vittoria è infatti permeato da una effimera euforia che nasconde però i loro animi sperduti e spauriti. Uno dei punti di forza del film è sicuramente il cast. L’esordiente Joe Alwyn riesce, seppur in un’interpretazione molto tradizionale e posata, a trasmettere il giusto mix di dolore, emotività e insicurezza. Accanto a lui un severo Garrett Hedlund. Tra i volti più noti ma meno carismatici spiccano Vin Diesel, Kristen Stewart e Steve Martin.
Il regista porta così lo spettatore in un viaggio caotico e confusionario, lo catapulta avanti e indietro nel tempo, fuori e dentro la testa del protagonista. Sfrutta gli sguardi dei personaggi, spesso rivolti direttamente in camera, per rimarcare ancora una volta il senso di disorientamento. È proprio questo ultimo elemento che fa dell’opera un mix originale di generi e lo rende appassionante.
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