ATTRAVERSO I MIEI OCCHI, la recensione del film di Simon Curtis

Attraverso i Miei Occhi

Milo Ventimiglia e il cane Enzo in Attraverso i Miei Occhi

C’è qualcosa di indecifrabile nello sguardo di un cane, qualcosa che è impossibile esprimere a parole. Chi ha la fortuna di esserne il padrone lo sa bene. “Gli manca solo la parola” è un concetto ripetuto più e più volte da chiunque, così come innumerevoli sono stati i tentativi di portare al cinema animali che avessero effettivamente la capacità di parlare (Babe, Maialino Coraggioso o Il Dottor Dolittle, giusto per citare i due titoli più noti al grande pubblico ma la lista è infinita).
Attraverso i Miei Occhi, il nuovo film di Simon Curtis (Vi Presento Christopher Robin, Woman in Gold) con protagonisti Milo Ventimiglia e Amanda Seyfried, rientra in questa categoria cinematografica ma il risultato ottenuto presenta un tratto inedito: la voce di Enzo, l’adorabile Golden Retriever doppiato in originale da Kevin Costner e nella versione italiana da Gigi Proietti, racchiude tutta la saggezza di chi ha realmente vissuto molto a lungo, un guardiano fedele, il silenzioso custode delle gioie e dei dolori di un’intera esistenza.
Attraverso la sua dotta testimonianza, affianchiamo la coppia di giovani protagonisti nell’estenuante scontro con la natura mutabile della vita stessa, in un continuo saliscendi di momenti per cui gioire e altri per cui sperare di tornare a farlo.
Apprezzabile come il film decida di prendere piede proprio dalla fine del percorso: giunto alla vecchiaia, Enzo ricorre alle sue ultime energie per fare il punto della situazione e ripercorrere a ritroso il forte legame con la sua famiglia umana. Un pizzico di filosofia orientale alla base della speranza di rinascere come essere umano fa emergere ancora più la sua personalità lungimirante e positiva, vera colonna portante della fragile architettura del suo nucleo familiare.
Seppur ricorrendo a molti degli stilemi classici del suo genere di appartenenza, Attraverso i Miei Occhi cela comunque il desiderio di raccontare una storia canonicamente commovente (il film è letteralmente invaso di “trigger emotivi”, collaudati più e più volte, ai quali è impossibile restare indifferenti) con la voglia di sperimentare alcune divertenti soluzioni narrative. Sequenze come l’esilarante momento allucinatorio vissuto da Enzo in seguito alla prolungata mancanza di cibo si rivelano una vera boccata d’aria fresca tra le fila di una costa di Cinema che invece, oggi come oggi, avrebbe sempre più bisogno di essere valorizzata al meglio, al fine di non dare mai per scontato il valore racchiuso nel legame con i nostri amici animali.

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