Perché la saga di Harry Potter è invecchiata così bene?

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Perché la saga di Harry Potter è invecchiata così bene?

A quasi dieci anni dalla fine della saga letteraria di Harry Potter le avventure del giovane mago riescono ancora ad affascinare il grande pubblico. Il successo di Animali fantastici e dove trovarli è segno della freschezza mantenuta, agli occhi degli appassionati, dal mondo ideato da J.K Rowling.
Non c’è da stupirsi se la magia riesce ancora ad attrarre fasce eterogenee di pubblico, quello che un tempo veniva definito come “grandi e piccini”. Le storie raccontate dalla Rowling sono solidi pilastri dell’immaginario collettivo, capaci di entrare nei discorsi, nelle fantasie (soprattutto occidentali) allo stesso modo dei classici moderni. Ma quali sono le ragioni di questo successo?
Scopriamole insieme in 7 punti!

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Cresci con Harry mentre Harry cresce con te

Il racconto di formazione è uno dei generi che riesce ad instaurare un rapporto emotivo con il pubblico con maggiore facilità. La grande intuizione della Rowling è stata quella di adeguare la crescita (letteraria e filmica) dei personaggi all’evoluzione del proprio pubblico. Inoltre, al di là di ogni classificazione di genere, che lascia sempre il tempo che trova, Harry Potter è un fantasy con l’anima da college movie e, se c’è una cosa che accomuna la maggior parte delle persone che fruiscono prodotti di intrattenimento, è proprio l’essere andati a scuola. Le dinamiche all’interno dei 7 anni di Hogwarts sono le stesse che si possono vivere nella quotidianità.

La mitologia di Harry Potter

L’elemento di fascinazione magica, il brivido della scoperta dell’ignoto è una parte fondamentale della narrazione della Rowling, ma è ricondotta con abilità ad una sfera quotidiana, tangibile e comprensibile. La progressione del racconto attinge dalla struttura classica del mito. Harry, infatti, non è altro che un principe in attesa di diventare re, un giovane ignaro delle sue potenzialità. Il protagonista oggetto di una profezia ricalca i leggendari poemi omerici, il rapporto con gli aiutanti è tipico delle fiabe, il contenuto visivo è estremamente postmoderno.

Harry Potter è senza epoca

Un appassionato non farà certo fatica a collocare le vicende nel loro corretto periodo storico, ma tutti gli altri? Provate a prendere un fotogramma qualsiasi in internet e immaginate di non sapere nulla dell’opera, provando a collocare quello che vedete in un periodo storico. Bambini con abiti moderni in un castello medievale, le architetture gotiche si mischiano a suggestioni di epoca romana, lo stile pittorico dei quadri contrasta con la presenza di… automobili. È questa l’emblema dei racconti intramontabili, l’essere slegati dallo spazio e dal tempo, ma iscritti in un contesto culturale adattabile e modificabile col variare del periodo storico.

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E i film?

Il fatto che i film mantengano ancora la brillantezza che avevano al momento dell’uscita in sala, è dovuto alla cura con cui è stato, pur con alcune discontinuità, trasposto visivamente il mondo letterario. Chi scrive non ama la regia di David Yates, regista che ha ormai ereditato l’universo di Harry Potter ma, come in tutti i prodotti seriali, le fondamenta della struttura narrativa vengono poste in fase di sceneggiatura e nei primi capitoli, i cosiddetti pilot.
La scelta, quasi anacronistica, effettuata da filmmaker del calibro di Chris Columbus e Alfonso Cuaron è stata quella di valorizzare l’incredibile mostrando sullo schermo scenografie e oggetti credibili. Gli effetti speciali sono spesso subordinati alla trama, sono funzionali al procedere della storia, soprattutto nei primi lungometraggi. L’utilizzo di escamotage pratici, più che digitali, ha dato concretezza all’immaginazione. I veri effetti speciali sono, sostanzialmente, le imponenti scenografie, gli ambienti e le variazioni che la magia apporta su di essi. È un’idea di cinema vecchissima ma quanto mai da riscoprire. L’usuale che diventa inusuale.

La continuità di Harry Potter

Cinematograficamente parlando, il progetto di Harry Potter non ha precedenti. Certo, la Marvel è riuscita a creare affascinanti intersezioni tra linee narrative tanto da slegare il suo valore dai singoli personaggi e diventare un unico, grande, universo condiviso. L’abilità della Warner e il lavoro della Rowling  hanno stabilito un legame non in verticale come quello della Casa delle Idee (più trame contemporaneamente) ma in orizzontale, lungo un asse temporale rigoroso e plausibile. La crescita dei personaggi corrisponde a quella degli attori e, a sua volta, a quella del pubblico. L’identificazione è massima, la saga accompagna gli spettatori in un processo di crescita e di maturazione che segue, di pari passo, quello dei protagonisti.

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I grandi franchise sono “too big to fail”

Tra i molti motivi per cui la saga di Harry Potter è riuscita a diventare un classico moderno ci sono, purtroppo o per fortuna, anche ragioni apparentemente slegate dall’aspetto artistico ed affini alle dinamiche del business. Il mondo di Hogwarts è sostanzialmente un universo narrativo troppo grande, troppo fortunato e diramato per potere essere abbandonato. Un esempio significativo di questo fenomeno è, su un fronte diverso, l’ostinazione della Pixar a tenere in vita la serie di Cars. Nonostante i film siano tra i più deboli dello studio, i creativi non hanno mai abbandonato la storia di Saetta McQueen. La ragione risiede nei prodotti collaterali: i gadget, i libri, i videogiochi, nonché le action figure, sono infatti un patrimonio capace di assicurare introiti stellari. Si potrebbero citare, per completezza, molti altri esempi: Star Wars, i cinecomic Marvel e DC, le saghe letterarie come Hunger Games e Twilight. Più un prodotto è innervato da surrogati collaterali, più è importante tenere vivo l’interesse della fan base.
Così, queste saghe, vengono curate, alimentate attraverso tutta la catena commerciale. Agli imponenti investimenti corrisponde, il più delle volte, una crescente attenzione e limitazione del rischio di fallimento. Harry Potter è, da tempo, parte di un brand chiamato il magico mondo di J.K Rowling. Anche lui non può permettersi di correre rischi. Qual è, dunque, la conseguenza di tale approccio? La costruzione di film che funzionano, che piacciono a tutti, ma soprattutto ai fan che si basano su strutture narrative già affermate e continuano un movimento di espansione del mondo senza fine. La saga funziona, e funzionerà, perché dà ciò che ha promesso e promette solo ciò che può dare. Il suo valore si espande in un florilegio di storie coerenti e simili tra loro. Lo stile viene rispettato, come in una grande serie TV.

C’è ancora molto da vedere

Ecco perché a distanza di anni le avventure di Harry Potter non sono invecchiate, perché hanno reso il pubblico parte di una storia che viene continuamente aggiornata, espansa, declinata e… customizzata.
Chiunque abbia fruito le storie del mondo magico della Rowling l’ha fatto attraverso numerosi canali di ingresso (in gergo rabbit hole) e lungo percorsi differenti rispetto agli altri fan. C’è chi ha conosciuto il mago con la cicatrice attraverso i film, chi attraverso i libri, chi attraverso un’alternanza tra i due, chi ha scoperto prima il videogioco e chi, proseguendo nei vari capitoli della saga, ha approfondito attraverso magazine ad hoc o è entrato in una vera e propria community. E ancora altri che tra un film e l’altro hanno vissuto la magia in prima persona attraverso una visita agli studios e molti che, probabilmente, hanno scritto o letto fan fiction…
Non esiste dunque un Harry Potter uguale per tutti, ma una serie infinita di esperienze narrative, personali e personalizzate, che rendono il nostro viaggio all’interno della magia unico e irripetibile. Il pubblico cambia, i personaggi rimangono gli stessi e il mondo di Harry Potter diventa una grande famiglia.
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Queste sono alcune delle ragioni riguardo allo straordinario successo del personaggio. Siete d’accordo? Ne avete in mente altre?
Ditecelo nei commenti!

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