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Chi sono i nuovi personaggi che debutteranno
nell’MCU nel film di Vedova Nera?
L’intera nerdsfera è in fibrillazione per l’imminente arrivo sugli schermi di tutto il Sistema Solare del primo film solista (ed era ora, no?) dedicato a Natalia Alianovna Romanova, giusto?
Talmente in fibrillazione che, tutto sommato, del pachiderma barbuto col cosplay comunista di Capitan America e di quell’altro tizio con la maschera da softair e l’arco della Nerf ce ne siamo un pochino dimenticati.
Ma CineAvatar, il vostro sito web preferito è qui, come sempre, per bacchettarvi con solerzia e una punta di supponenza (beh, fate anche più di una punta) e insegnarvi le cose.
Partiamo quindi dall’inizio e dai Nom de Guerre che finora ho sapientemente evitato di pronunciare: Red Guardian e Taskmaster.
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Red Guardian, il “Cap” russo legato profondamente a Natasha
Il vero nome di Red Guardian, o almeno di quello interpretato da David Harbour e la sua panza, è Alexei Shostakov, ed è stato creato da Roy Thomas e John Buscema sul finire dei Sixties. Ex pilota collaudatore, ex eroe nazionale ed ex agente del KGB, nei fumetti Shostakov per un certo periodo è stato il marito della prima versione leggermente retconnata della Vedova Nera, che all’epoca probabilmente ancora credeva di essere solo una ballerina del Bol’soj…o vattelapesca cosa le hanno infilato in testa quelli della Stanza Rossa.
Ora, se non siete dei Marvel Zombie devastati come chi vi scrive sicuramente vi starete chiedendo “in che senso Red Guardian è l’ex marito di Nat?“.
Non temete, questa torbida faccenda (all’epoca del matrimonio Natasha era poco più che adolescente) non vi tormenterà i pensieri per molto, visto che anche sulle pagine Marvel durò ben poco. Alexei è ben presto cooptato dai servizi segreti sovietici e viene inscenata la sua morte, impedendo anche alla giovane moglie di sapere la verità (in pratica rendono per finta vedova la…Vedova).
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Viene addestrato segretamente e gli viene fornito un costume che richiama fortemente quello di Steve Rogers, ma le similitudini fra i due finiscono drammaticamente lì.
Nessun Siero del Super Soldato, nessuno scudo indistruttibile, nessun animo nobile pronto a renderlo l’unico mortale nell’Universo degno di Mjolnir…solo tanto dolore, violenza e morte, che rendono Shostakov un killer senza scrupoli pronto ad torturare ed uccidere a comando.
Da lì, per il resto della prima parte della sua carriera cartacea conclusa con una spettacolare dipartita, Red Guardian è stato più o meno un didascalico compendio di tutti gli stereotipi di cui gli autori americani all’epoca riempivano i personaggi sovietici, o comunque appartenenti all’altra “squadra” durante gli anni della Guerra Fredda: frasi fatte, alleati cinesi, obiettivo precipuo eliminare Cap e la American Way. Le apparizioni cartacee di Red Guardian però non si fermano certo a quel roboante 1967 e alla sua apparente (seconda!) morte.
Viene in seguito infatti “riportato in vita” sotto forma di Life Model Decoy e viene poi sostituito da una pletora di altri personaggi che porteranno il suo moniker, ben quattro per essere precisi, più un quinto che fu addirittura Red Guardian prima di lui ai tempi in cui la Marvel nemmeno esisteva, o comunque non si chiamava ancora Marvel.
Ma che tipo di interpretazione daranno del Guardiano Rosso il Marvel Cinematic Universe e Cate Shortland, la regista del film?
A giudicare dal trailer, la visione fornita dalla Shortland e dal trio di sceneggiatori che hanno intessuto la trama della pellicola vedrebbe Alexei come comic relief, ma un paio di shots (quello in cui scappa verosimilmente dalla prigione fra i ghiacci e quello in cui fa a pugni con l’altro protagonista di questo pezzo) potrebbero suggerire che tutta la faccenda della panza e delle risate sia solo un sagace Red Herring, chi lo sa.
Di sicuro è più facile e decisamente meno rischioso rendere Red Guardian un fesso, visto che una versione paro paro – ma sovietica – di quanto già mostrato (splendidamente) da Chris Evans risulterebbe fuori tempo massimo e pure un po’ ridicola.
Forse un twist, forse puntare sugli strascichi di una vita militare del tutto diversa da quella di Rogers…beh, quello potrebbe funzionare. Condito da qualche risata e battuta sulle maniglie dell’amore, sia chiaro.
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Taskmaster, “l’altro” Tony del film
Già, perché è ormai cosa certa che Stark farà un’apparizione postuma nella pellicola; ergo Tony Masters (la vera identità di Tasky) non sarà l’unico con quel nome a presentarsi sugli schermi fra la fine del prossimo aprile e l’inizio di maggio. Ma chi è questo tizio (creato da David Michelinie e George Pèrez nel 1980) vestito come un giocatore di Soft Air che ha sbagliato colori e con un arco che, più che a quello di Occhio di Falco, assomiglia a quello della Nerf che pubblicizzano su Boing mentre passa “Siamo Solo Orsi“?
Partendo da dove tutto ha inizio, ovvero i fumetti, sappiamo che Taskmaster è in realtà l’alias mercenario/militare/criminale/quasi-antieroe di Anthony “Tony” Masters, un ex agente SHIELD nato con la capacità di replicare ogni movimento appena osservato alla perfezione.
E vi sento, tutti voi a digiuno di fumetti Marvel ma con una conoscenza base dei film e di tutto ciò che gli gira intorno, che mi chiedete: “Ma scusa, questo non lo rende a tutti gli effetti un mutante?”. No, perché è tutta una grossa e crudele bugia.
L’origine dei poteri di Taskmaster ha un nome ed un cognome: Horst Gorscht, ex scienziato nazista impegnato per anni a cercare di ricreare il Siero del Supersoldato, o comunque qualcosa di molto simile. Durante una missione SHIELD in Bolivia in compagnia della moglie e partner militare Mercedes (il cui cognome da nubile è Merced…titpiche allitterazioni Made in Marvel), Anthony, dopo aver eliminato il nazi, si inietta una fiala del siero per poter diventare “un agente migliore” e sviluppa una memoria eidetico-fotografica che lo rende per ovvi motivi istantaneamente appetibile anche sul mercato criminale, ma che ha anche un tremendo effetto collaterale: per far spazio agli elementi di memoria corporea appresi grazie al siero, il cervello di Masters “fa le pulizie di primavera” dimenticando il proprio nome, eventi personali e persino la propria moglie.
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