“Non sono riuscita a dormire… questo letto è strano”
Unica donna in gara alla 72ma Mostra del Cinema di Venezia, Sue Brooks (Japanese Story, Road to Nhill), classe 1953, vuole raccontarci una storia semplice, un fatto intimo e relegato all’interno di una narrazione minimale e di un’ambientazione asettica, ma, nel farlo, finisce per smarrire velocemete la strada, schiacciata dall’incapacità di portare a un sufficiente livello di approfondimento le molte (troppe) tematiche affrontate.
Looking for Grace è un’opera che vorrebbe vestire più di un abito concettuale ma che, alla visione, appare nuda e spoglia di ogni forma di sostanza, se non quelle piccole riflessioni che già arricchiscono costantemente il nostro vivere quotidiano. L’espediente della struttura narrativa a incrocio aggiunge certamente una piccola dose di fascino a un film che di per sé non si allontana mai quanto dovrebbe, idealmente e spazialmente parlando, ma viene comunque penalizzato da un montaggio per niente all’altezza della situazione che, anzi, contribuisce a donare l’effetto di dialoghi e contesti frammentati e incompleti.
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