Unicorni di Michela Andreozzi affronta il tema dell’identità di genere nell’infanzia con una delicatezza rispettosa ed emozionante.
Di cosa parla Unicorni?
Lucio (Edoardo Pesce), conduttore radiofonico, e Elena (Valentina Lodovini) sono genitori di Blu (Daniele Scardini), il figlio di nove anni. Quando Blu annuncia che desidera vestirsi da sirenetta per la recita scolastica inizia un percorso di consapevolezza che spinge la coppia a mettere in discussione le proprie certezze e a riflettere sulla libertà di espressione del proprio essere.
La libertà di crescere insieme
Michela Andreozzi si misura con una tematica delicata e uno spazio emotivo molto fragile realizzando un film davvero toccante. La regista riesce a raccontare le sfumature dell’identità di genere con il garbo di chi non vuole fare proclami e impartire lezioni morali, ma con l’assenza di un giudizio di merito, caricando la narrazioni di silenzi e dialoghi sospesi che portano a una sola riflessione: Io voglio essere…io.
La sceneggiatura, della stessa Andreozzi insieme a Tommaso Triolo e Alessia Crocini, si libera dalle trappole sociali del pietismo e del sensazionalismo riportando il racconto alla sua forma più umana, meno retorica ed enfatica.

Il film si muove, con leggerezza, alla scoperta di quei mutamenti interiori che spesso portano con se un ventaglio di emozioni intense e dolorose. La consapevolezza di sentirsi diversi e la difficoltà di essere ascoltati sono i cardini su cui la narrazione si sviluppa, ricordando al pubblico tutto il buono e, anche, lo strazio di saper ascoltare senza giudizio alcuno.
Daniele Scardini, al suo debutto cinematografico, è una rivelazione e indossa i panni del protagonista con una naturalezza disarmante e una grande autenticità.
Un arcobaleno di emozioni
Uno dei punti forti del film è quello di non adagiarsi mai sulla strada più facile della narrazione. I protagonisti, soprattutto i genitori, non vengono ritratti come personaggi infallibili in lotta contro una società rigida e spaventata dal diverso, ma anzi, i dubbi del padre e la sua stessa incapacità di uscire dall’idea patriarcale del maschio hanno una forza emotiva enorme.
La varietà delle storie portate sullo schermo, attraverso il gruppo di auto-aiuto dei Genitori Unicorni, diventa l’espediente narrativo per dibattere e confrontarsi sulle tematiche di genere e identità, ma soprattutto un terreno fertile su cui porre i semi della liberazione e lo specchio di una società contemporanea in continua lotta con se stessa. Tutto questo regala al film una credibilità emotiva essenziale.
Unicorni non parla di gender, ma di quanto sia difficile e coraggioso per chiunque lasciare andare l‘idea che abbiamo di chi ci sta di fronte per accogliere, invece, l’essenza di chi è veramente.

Com’è il film?
Unicorni è un film che insegna ad accogliere l’altro. Un viaggio delicato, poetico e fondamentale per una società che ha disimparato ad ascoltare, troppo impegnata solo a parlare. Il film è un racconto posato che funziona per la sua semplicità sincera. Nonostante qualche cliché e stereotipo, è raro trovare un film italiano che parli di identità di genere nell’infanzia con uno sguardo così attento e rispettoso.
Il film perfetto per chi vuole emozionarsi, per chi sta cercando di lasciare lo spazio per accogliere l’altro e per chi ha trovato il coraggio di essere sempre se stesso.