VOGLIO MANGIARE IL TUO PANCREAS, la recensione del film di Shin’ichirô Ushijima

voglio mangiare il tuo pancreas

VOGLIO MANGIARE IL TUO PANCREAS!

Un filo sottile unisce le vite di due ragazzi: la dirompente Sakura Yamauchi, malata terminale di una patologia al pancreas, e il timido e introverso Haruki Shiga. Un misterioso destino porterà i due a conoscersi – nonostante le loro diversità – dopo che Haruki trova per caso (?) il diario segreto di Sakura, il “diario della convivenza con la malattia”.
Questo è “Voglio Mangiare il Tuo Pancreas” (Kimi no suizō wo tabetai), opera diretta da Shin’ichirô Ushijima e distribuita da Nexo Digital il 21, 22 e 23 gennaio.
Il titolo richiama a tutt’altro genere ma si tratta di una romantica love story. Secondo la cultura orientale mangiare una parte del corpo di una persona amata può aiutare a curare la stessa parte del corpo.
Ma non solo: mangiando una parte di una persona il suo spirito continuerà a vivere dentro di lui.
In Giappone Voglio mangiare il tuo pancreas ha avuto un grande successo. Tratto dal romanzo di Yoru Sumino, vincitore del Japan Bookseller Award (con 2,6 milioni di copie vendute), il film è arrivato dopo un manga disegnato da Kirihara Idumi e un live action che ha incassato 32 milioni di dollari.

voglio mangiare il tuo pancreas

La storia è ambientata in una tiepida primavera. I ciliegi in fiore offrono uno spettacolo di rara bellezza (hanami, la contemplazione dei fiori sboccati) ma, come ci insegna il “mono no aware” (nella cultura nipponica sono anche il simbolo della caducità della vita), i nomi dei due protagonisti significano – non a caso – “ciliegio” (Sakura) e “primavera” (Haru).
Sakura sa bene che il suo tempo sta per giungere al termine e decide di passarlo con la persona che sente più vicina, un ragazzo testardo che si è chiuso in quella stessa vita che lei cerca di assaporare a grandi bocconi.
Per quanto dolce e delicata, la vicenda non offre particolari spunti di originalità, come per il recente “Your Name”. Eppure la narrativa giapponese riesce sempre a colpire lo spettatore con una struttura ben tarata, un’iperbole emozionale che arriva al cuore.
Il loro rapporto va ben oltre i canoni di una classica love story dove la malattia è in parte protagonista, inevitabilmente, di un susseguirsi di eventi che creano un pathos sempre più coinvolgente. Potrebbe essere così in un racconto occidentale ma non è questo il caso: Sakura e Haru si conoscono, crescono e si confrontano ma con la delicatezza di un fiore di ciliegio che si stacca dal ramo. Una dicotomia splendente. L’essenza della vita è l’avere qualcuno vicino, qualcuno che tocchi la tua carne, che sia conscio della tua esistenza e che tenga a te. Il resto non conta.
Per Haru è l’esatto opposto, quasi a essere una speculare rappresentazione di Sakura, la parte più oscura che la ragazza cerca in tutti i modi di guarire – ironicamente – ben oltre la sua malattia al pancreas.

Il regista Shin’ichirô Ushijima tocca le armonie più alte dell’essere umano. Gli sguardi e le parole travalicano i dialoghi, l’amore (in senso assoluto) è il cardine che regola la vita e l’appartenenza a un disegno più grande.
La menzione de “Il Piccolo Principe” di Antoine de SaintExupéry è lo switch narrativo che porta il loro rapporto a un livello superiore. L’essenziale è invisibile agli occhi.
È ineccepibile il lavoro del neonato reparto tecnico e artistico dello Studio VOLN, fondato nel 2014 e destinato a una lunga serie di ottimi successi. Le musiche di Hiroko Sebu sono coinvolgenti e irresistibilmente pronte a far sgorgare fiumi di lacrime anche ai più rigidi otaku.
Voglio Mangiare il Tuo Pancreas” è un racconto di crescita e di formazione, una ventata di aria fresca che si mescola al dramma della fragilità dell’esistenza.
Dopo il successo “Your Name” e “La Forma della Voce“, Nexo Digital e Dynit continuano a portare la cultura giapponese nel nostro Paese.
Un consiglio: rimanete incollati oltre i titoli di coda e assisterete alla scena conclusiva di questo percorso.

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