TED BUNDY – FASCINO CRIMINALE, la recensione del film con Zac Efron

Extremely Wicked Shockingly Vile

Extremely Wicked, Shockingly Vile

Ted Bundy è uno dei più noti serial killer della storia americana, condannato alla sedia elettrica il 24 gennaio 1989 all’età di 42 anni.
Il regista Joe Berlinger, che ha già diretto la serie documentario per Netflix Conversazioni con un killer: Il caso Bundy, parte dall’idea che l’aspetto e il formidabile fascino personale di Bundy fossero in realtà una delle sue armi più letali. Ad interpretarlo per il grande schermo è Zac Efron, che incarna perfettamente il viso angelico dietro cui si cela una figura demoniaca.
Berlinger, esperto documentarista e in possesso di una grande quantità di materiale sul caso di Bundy, sceglie, insieme allo sceneggiatore Michael Werwiec, di mostrare il serial killer attraverso gli occhi di Elizabeth Kendall (Lily Collins), adattando, per l’appunto, il libro di memorie della donna che Bundy aveva incontrato nel 1969 e diventata poi sua compagna per diversi anni.
Per tutta la pellicola vediamo Bundy filtrato dagli occhi prima di Elizabeth e poi dall’idea che lo stesso Bundy aveva di sè. Incapace di autoanalisi il giovane avvocato si proclama, irremovibilmente, innocente e vittima di una cospirazione con modi professionali e tremendamente glaciali.

La scelta di prendere le distanze da un ritratto morboso e dall’indagine psicologica dell’impulso che portava Bundy all’omicidio da una parte rende l’immagine del killer molto più appetibile per il grande pubblico, risparmiandoci dettagli macabri, ma dall’altra la figura di Bundy sembra fin troppo “costruita” per risultare credibile, nonostante il buon lavoro di Efron.
Malgrado il carattere complesso e malvagio del personaggio, infatti, la performance l’attore non è mai sopra le righe. Efron restituisce al suo Bundy quell’apparenza di uomo rassicurante e calmo capace di affascinare le sue vittime.
Per chi ha visto il documentario i punti di raccordo e di racconto di alcuni passaggi nevralgici della vicenda sono esattamente uguali alla materiali audio/video disponibili, ma senza avere una conoscenza più approfondita del personaggio alcuni punti possono addirittura risultare “finti e manipolati”.
L’approccio più “leggero” alla vicenda fa in modo che lo spettatore sia testimone solo di un lungo caso giudiziario senza mai avere una panoramica su quello che realmente accade alle vittime.
Ted Bundy – Fascino criminale, il cui titolo originale riporta le parole del giudice Edward D. Cowart (interpretato da un John Malkovich perfetto) “Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile”, è un buon film che però non riesce a indagare in profondità le psicologia dei partecipanti alla causa, faticando a restituire al pubblico il fascino del maligno.

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