Venezia 73: PIUMA di Roan Johnson, la recensione

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Piuma - Foto © Antonello&Montesi
Piuma - Foto © Antonello&Montesi
Piuma - Foto © Antonello&Montesi
Piuma – Foto © Antonello&Montesi
La presenza di Piuma in concorso alla 73^Mostra di Venezia ha destato stupore e qualche polemica (soprattutto per il tema caldo di queste settimane, ossia il #FertilityDay) ma è sicuramente un’ottima dimostrazione di come il cinema italiano, all’interno di un panorama internazionale, sia capace di divertire senza troppe pretese.
La commedia di Roan Johnson è dolce e delicata nel modo in cui affronta il tema della gravidanza nella (tarda) adolescenza. Le vicissitudini dei due futuri genitori, appena diciottenni, sono costellate da situazioni che comprendono un’ampia rosa di emozioni, dalla commozione all’ansia passando per la paura e l’insicurezza. In questo universo caotico gravitano una serie di personaggi che fanno di Piuma un’opera corale e brillantemente gestita.
Il racconto filmico è scandito dai nove mesi della maternità, costellata dalle mille difficoltà create soprattutto dall’immaturità e dai cambiamenti che un figlio “provoca” in una coppia giovanissima. E sono le rinunce che rendono il percorso dei due protagonisti molto differente. Se Cate (Blu Yoshimi) dopo i problemi iniziali comincia a contemplare i sacrifici e i compromessi che il bambino porterà nella quotidianità, Ferro (Luigi Fedele) invece rimane ancorato alla vita da adolescente e in alcuni momenti non è in grado di realizzare pienamente la situazione.
Il passare del tempo è cadenzato da un linguaggio volutamente semplice che ha come unico compito quello di accompagnare lo spettatore all’interno della vicenda e alla scoperta dei personaggi.
La fotografia più riuscita dell’opera è sicuramente quella di un mondo “adulto” impreparato alla gestione della situazione, e in questo caso il regista riesce precisamente a immortalarne le atmosfere. I frangenti familiari più drammatici sfociano in un affresco grottesco della società moderna e strappano, al contempo, qualche sonora e spontanea risata.
Tra le componenti più rilevanti di una commedia così sfaccettata e ricca di sviluppi c’è senza dubbio il cast. Con l’intento di far divertire in maniera intelligente, Roan Johnson non giudica mai gli alfieri del suo scacchiere (i protagonisti) ma li combina in una narrativa vivace e dinamica che, però, compromette l’indagine psicologica.
Nella sua complessità, Piuma è una parabola imperfetta tracciata con grande maturità intellettuale e un sguardo attento ad una società legata più all’idea di possesso che a quella di amore, dove il cinismo si radica in profondità senza permetterci di volare leggeri…come piume.
Michela Vasini

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