LORO 1, la recensione della prima parte del film di Paolo Sorrentino

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Giovanni Esposito, Paolo Sorrentino e Toni Servillo in LORO 1 – Foto di Gianni Fiorito

L’arcano è svelato. Il mistero che avvolgeva LORO, ultima fatica di Paolo Sorrentino, è risolto. La premessa necessaria è che ogni pensiero relativo al film è circoscritto a un giudizio parziale, poiché, come è noto, il film arriva nelle sale italiane diviso in due parti, la prima il 24 aprile e la seconda il 10 maggio.
Però qualcosa si può dire. Tutto ha inizio parecchi mesi fa, quando iniziano a circolare le prime voci: “Sorrentino sta facendo un film su Berlusconi”. Hype immediato. Ma non basta. A distanza di qualche settimana compaiono i primissimi scatti dal set, che ci mostrano un Toni Servillo in camicia bianca straordinariamente somigliante all’ex Presidente del Consiglio. Poi nulla per un discreto periodo di tempo, nessuna intervista, nessuna foto, nessun servizio. Domina la segretezza. Ma evidentemente non era ancora abbastanza intrigante, sebbene la curiosità degli spettatori cominciasse ad essere intensamente percepibile. E allora ecco i trailer, i due brevi video che non dicono nulla della trama o dei personaggi, ma ci fanno entrare nell’atmosfera, sono la porta d’ingresso del mondo che il regista partenopeo ha pensato di mostrarci.
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Riccardo Scamarcio e Kasia Smutniak in LORO 1 – Foto di Gianni Fiorito

Ma c’è un fatto: Silvio Berlusconi non si vede. Tutti invece non bramiamo altro che vedere LUI, il Cavaliere di Arcore ritratto da Sorrentino. Certo, ce lo hanno proposto in tutti i modi, in film, documentari, inchieste, sketch comici, ma nulla di paragonabile all’inserimento di una delle personalità più influenti dell’ultimo ventennio italiano nel pomposo e magniloquente cinema di Sorrentino. Eppure siamo stati avvisati, fin dal titolo: si parla (almeno in questo primo atto) soprattutto di “LORO”, di “quelli che contano”, di quelli del corrotto, decadente e al contempo vitale universo di personaggi che gli ruotano attorno, o quantomeno vorrebbero poterlo fare.
È stato insomma costruito un formidabile percorso d’attesa, che peraltro si protrae all’interno della pellicola (al punto che per un po’ ci si chiede se lo vedremo mai). La sua presenza, in un certo senso, è però sempre palpabile: anche se per gran parte del film non è in scena i personaggi si riferiscono di continuo a “LUI”, come una sorta di misterioso sole attorno al quale “LORO” vogliono gravitare ed essere illuminati, cercando ognuno prepotentemente la propria orbita. Benché, come detto, è necessaria una visione d’insieme, i fan del cinema di Sorrentino (e del suo compiaciuto parossismo estetico) non rimarranno delusi. Oltre ad un cast di tutto rispetto, l’universo iconico ed espressivo che il regista ha definito da Il divo in poi lo si ritrova anche in Loro 1, per cui non manca il simbolismo extradiegetico con rinoceronti che attraversano la strada, pecore che muoiono al cospetto di condizionatori, delucidazioni scrupolose degli effetti sul corpo umano del MDMA (in quella scena c’è un meraviglioso omaggio all’esplosione di Zabriskie Point di Antonioni).
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Toni Servillo (Berlusconi) e Elena Sofia Ricci (Lario) in LORO 1 – Foto di Gianni Fiorito

Il paradiso grottesco rappresentato da Paolo Sorrentino è la sintesi tra cinema e anticinema, farsa e tragedia, surrealismo e disincanto, in una macabra (e astuta) raffigurazione di miseria e nobiltà. Il regista premio Oscar per La Grande Bellezza dirige un Toni Servillo all’apice della sua istrionica capacità di recitazione/imitazione, qui alla prova con un personaggio quasi impossibile da emulare e riproporre sul grande schermo. Loro 1 è una sorta di circo postneorealista dell’umana desolazione, il regno dell’ipocrisia e della (a)moralità, che diventa una liturgia solenne di (auto)celebrazione del cinema di Sorrentino e dei suoi santi (Fellini e Scorsese su tutti). La potenza di questa prima parte sta nella capacità di metterci davanti ad uno spettacolo vero e proprio, mescolando con brillantezza realtà e finzione (d’altronde, nella vita-giostra di alcuni personaggi noti, chi può dire cosa sia vero o falso?) e, inaspettatamente, facendo divertire. Per fortuna non bisognerà aspettare a lungo per vedere come il dittico si concluderà e quale fotografia di “LUI” potremo ammirare.
Marco Tomasoni
(e Andrea Rurali)

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