LA PRIMA VOLTA DI MIA FIGLIA, la recensione

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Il comico Riccardo Rossi debutta alla regia con una commedia gradevole dai toni piccanti, toccando uno dei temi oggi più trattatati, o ancor meglio analizzati, nel cinema contemporaneo: il sesso.
Dalle recenti ‘50 sfumature‘ di trasgressione alle dipendenze autolesioniste di ‘Nynphomaniac’, la materia ‘carnale’, o qualsivoglia ‘godereccia’, viene raccontata nella pellicola con una chiave delicata e gentile, senza mai cadere nel volgare, conservando e preservando quelle atmosfere di amore e tenerezza che contraddistinguono, sin dai primi anni ’80, lo stile misurato dell’attore romano.
La storia è molto semplice: un medico della mutua (Riccardo Rossi), impegnato tutto giorno nella sua attività lavorativa presso una clinica per anziani, torna a casa per pranzo e legge erroneamente il diario segreto della figlia quindicenne (Benedetta Gargari), scoprendo, con grande stupore e agitazione, che la ragazza ha intenzione di perdere la verginità.
Mosso da una certa preoccupazione, il padre si rivolge prima all’ex moglie (Bettina Giovannini) e poi a una coppia di cari amici per chiedere loro consiglio su come comportarsi. Organizza quindi una cena in un ristorante per cercare di dissuadere la figlia dal desiderio di intrattenere dei rapporti sessuali con i ragazzi.
Ma il suo piano purtroppo va a rotoli quando i commensali presenti a tavola iniziano a raccontare le proprie esperienze passate e in particolare la loro”prima volta”, convincendo alla fine il padre che la figlia ormai sta crescendo e non può più tenerla legata a sé.
la prima volta di mia figlia
Nonostante alcuni difetti legati ad una trama molto semplice e ai dialoghi che scivolano un po’ troppo nel banale, il film rappresenta un nobile tentativo da parte del regista di raccontare con sincerità e onestà un argomento ricorrente e quantomai attuale che interessa ancora molto il cinema ed è questa forse la sua carta vincente. Non è un mistero di quanto sia complicato, oggi più che mai, il rapporto tra genitori e figli, nell’era tecnologica dei social dove i meccanismi e le dinamiche virtuali hanno rubano la scena alla parola e alla conversazione e dove è sempre più difficile comunicare se non tramite sms o whatsapp. E in questo caso, bisogna dar merito a Rossi che è riuscito a costruire una cornice teatrale fatta di attori, recitazione e scrittura ripercorrendo la stagione del cinema dei Vanzina e dei maestri Castellano e Pipolo (con i quali ha avuto l’onore di lavorare) e riportando in auge quel senso di pudore e di imbarazzo tipico delle commedie degli anni ’80, ormai soppiantato oggigiorno da una totale disinibizione, senza più nessun tipo di tabù. Il cinema italiano ha infatti mostrato il sesso in tutti i suoi generi e le sue forme, a volte perfino troppo provocatorie, ma soltanto pochi sono riusciti a renderlo pubblico come se dovessero leggere una favola ai bambini.
Il film rappresenta contestualmente uno spaccato della realtà sociale, divisa ancora oggi da stereotipi e finti moralismi, che lascia però spazio ai sentimenti veri e genuini del regista, in controtendenza con la schiera di prodotti ‘scadenti’ e ‘volgari’ che congestionano il nostro cinema attuale. Tra cedimenti narrativi, limiti cinematografici e un cast non troppo brillante, gli elementi più azzeccati sono senza dubbio Stefano Fresi e Anna Foglietta, il perfetto contraltare di Rossi, che donano un tocco di vivacità e dinamismo alla vicenda, rendendola quanto più appetibile al pubblico.
Pur affrontando un tema molto intimo e non sempre facile da comprendere, non è chiaro quale sia il vero punto di vista del regista: Rossi intuisce il desiderio delle giovani teenager, o comprende la preoccupazione di un padre che viola persino le intimità della figlia leggendo un diario segreto? O forse addirittura cerca di calarsi in entrambe le parti per capirle meglio?
Lui stesso ha affermato che ha girato questo film per “risistemare le cose in famiglia” portando sul grande schermo una storia quindi che gli è venuta dal cuore, ma anche un’esperienza che gli è servita probabilmente come valvola di sfogo per sdrammatizzare, grazie alle sue capacità di far ridere ed intrattenere, un argomento che personalmente ritiene molto serio. E dunque quale miglior modo se non quello di scherzarci un po’ su? Non resta quindi che rinnovare i migliori auguri al neo cineasta per l’inizio di un nuovo capitolo della sua fortunata carriera!
Alberto Vella & Andrea Rurali

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