Venezia 74: LA MÉLODIE, la recensione del film di Rachid Hami

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Kad Merad in un’immagine di La Mélodie

Dopo più di 2000 anni di civiltà umana, anni fiorenti di sviluppo culturale, di trasformazione e di costruzione dell’identità dei popoli, è possibile che tutte le storie raccontabili siano già state raccontate.
Nello storytelling la questione è stata posta da tempo. Esiste una corrente di pensiero che sostiene che non si possano raccontare più di 33 linee narrative. Qualcuno è più pessimista. È ovvio, non esiste un film che sia identico all’altro ma, allo stesso tempo, come non rivedere lo stesso pattern all’interno dei film sportivi? E come non percepire la stessa struttura nei drammi giudiziari?
Ecco, il punto è che al giorno d’oggi pretendere l’originalità è una richiesta insensata nella sua premessa. Come si può pretendere che un racconto non si basi su cose già viste? Per quanto originale può essere un film come può non avere un eroe con un problema da affrontare, che cadrà e risalirà, che cambierà durante il percorso?
La Mélodie, presentato alla 74. Mostra del Cinema di Venezia, appartiene al canone più classico dei film musicali ambientati nelle scuole. C’è un professore apparentemente inadeguato ma appassionato e, quindi, talentuoso. Ci sono ragazzi indomabili e indisciplinati ma ricchi di vita ed energia. C’è un obiettivo formativo, un concerto, che sembra impossibile da realizzare. L’incontro tra queste tre linee narrative dà origine all’arco di trasformazione del personaggio che, a dirla tutta, non è neanche troppo difficile da intuire.
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La Mélodie, di Rachid Hami

Eppure La Mélodie è un’opera pienamente riuscita, dalla regia sicura e tecnicamente ineccepibile. Questo perché il regista Rachid Hami ha trovato, all’interno del genere, alcuni preziosi momenti di variazione. Il film non si regge infatti sul classico momento del concerto ma, poco prima, su un piccolo momento di unione tra i personaggi. Il silenzio della tensione prima dell’esecuzione, diventa segno del trionfo del professore di una classe governata dal rumore.
Non tutte le trame si chiudono, semmai si riuniscono, in una cena carica di ilarità e, grazie ad un eccellente lavoro di sceneggiatura, colma di verità. Il modo in cui i ragazzi parlano, la fisicità schiacciata del professore, sprizzano il miglior realismo. Non una realtà catturata come tale ma una credibilità delle situazioni che facilita l’immedesimazione. La Mélodie è un film importante per come racconta la marginalità e riesce a ridurre ad una sola immagine, potentissima, la sfida generazionale che ogni nazione ha di fronte. Un bambino senza padre che trova, nella musica, nell’arte, e in chi la insegna, una ragione di vita. Che sale sui tetti di Parigi e impara a suonare una melodia, stagliandosi come figura imponente su un orizzonte che inizia ad appartenergli.

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