KONG: SKULL ISLAND, la recensione del film di Jordan Vogt-Roberts

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Il poster italiano di Kong Skull Island

A 12 anni di distanza dal King Kong di Peter Jackson, il gorilla più iconico del cinema torna sul grande schermo in un nuovo lungometraggio che ne ripercorre le origini e ne esalta la mitologia.
1973. Un team eterogeneo di esploratori viene reclutato dalla Monarch, una potente società segreta, per compiere una missione su un’isola sperduta del Pacifico, inconsapevole dei pericoli e delle insidie che si celano in quel luogo misterioso popolato da terrificanti creature.
Concepito come un prodotto mainstream e slegato dalla struttura narrativa dei suoi predecessori, Kong: Skull Island è un monster movie ipertrofico e al tempo stesso iper-cinetico che mescola le atmosfere esplosive dei film di guerra con le dinamiche caotiche delle pellicole d’avventura, sfoderando con orgoglio e fierezza la sua anima da blockbuster.
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Kong Skull Island – Photo: courtesy of Warner Bros.

Nel tentativo di omaggiare un capolavoro unico e irripetibile della storia della settima arte come Apocalypse Now, Jordan Vogt-Roberts cerca di calibrare la propria cifra stilistica e l’indirizzo estetico del film ricalcando l’opera omnia di Coppola per rielaborarla in chiave moderna. Il risultato, però, non è totalmente convincente: il citazionismo storico ad Apocalypse Now e i riferimenti all’universo di Jurassic Park donano alla pellicola una connotazione tipicamente vintage, dalla quale il regista non riesce mai a distaccarsi, restando troppo ancorato all’immaginario cinematografico degli anni ’80.
Con le ingenti risorse economiche e i mezzi a disposizione, Vogt-Roberts poteva offrire una visione più originale e indipendente al lungometraggio, restituendo alla vicenda una dimensione ‘romantica’ e sentimentale (come fece Jackson nel 2005) e dando maggiore spessore alla sceneggiatura.
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Kong Skull Island – Photo: courtesy of Warner Bros.

Avvincente e spettacolare nella sua essenza, Kong: Skull Island è un kaijū eiga fanta-bellico, un film “di evasione” che concentra tutte le energie sull’aspetto tecnico e sulla rappresentazione visiva, complice un montaggio frenetico e serrato – a cura di Richard Pearson – e un notevole lavoro nello sviluppo degli effetti speciali svolto dall’ILM (Industrial Light & Magic di George Lucas).
Considerata l’operazione di marketing e l’incessante campagna pubblicitaria, era lecito aspettarsi una pellicola più solida e completa, con un giusto compromesso tra scrittura e messa in scena. Purtroppo lo script, debole e inconsistente, fatica a trovare un raccordo ideale tra storia e personaggi: il gruppo di superstiti sembra quasi avulso dal contesto esotico (l’isola) in cui è calato e i protagonisti appaiono privi di profondità e qualsivoglia caratterizzazione, fatta eccezione per lo spietato colonnello Packard interpretato da Samuel L. Jackson e l’ironico Hank Marlow di John C. Reilly.
Un divertissement votato all’eccesso che strizza l’occhio al grande pubblico, proponendo 120 minuti di adrenalina e azione da pop corn movie, con sequenze esaltanti e scontri all’ultimo sangue tra “l’ottava meraviglia del mondo” e i terrificanti Strisciateschi.
Con Kong: Skull Island, il secondo passo per il consolidamento del nuovo franchise MonsterVerse è stato compiuto, in attesa del sequel di Godzilla e dell’annesso crossover che sbarcherà nelle sale nel 2020.

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