IL VIAGGIO (The Journey), la recensione del film di Nick Hamm

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Il Viaggio (The Journey), di Nick Hamm (2016)
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Il Viaggio (The Journey), di Nick Hamm (2016)
Dopo la presentazione fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2016, Il Viaggio (The Journey) arriva nelle sale italiane. Il nuovo film di Nick Hamm racconta di un immaginario viaggio compiuto nel 2007 da Ian Paisley e Martin McGuinness, i leader politici degli opposti schieramenti dell’Irlanda del Nord, protestanti i primi e cattolici i secondi.

Il regista nord Irlandese ha cercato di raccontare come i due protagonisti, che fino al marzo 2007 non avevano mai voluto rivolgersi la parola, siano arrivati ad un accordo politico che ha permesso di porre termine ad uno dei conflitti civili più sanguinosi della storia moderna.

La scena si apre alla fine dell’ennesima, infruttuosa, riunione delle delegazioni irlandesi e britanniche quando, complice il tempo inclemente che minaccia di annullare i voli di rientro, i due leader politici – magistralmente interpretati da Timothy Spall (Paisley) e Colm Meaney (McGuinness)- si vedono costretti a dividere l’auto che li scorterà fino all’aeroporto.

Le premesse non sono delle migliori visto che il leader protestante è deciso a non imbastire un dialogo con il compagno di viaggio che, al contrario, fa qualche tentativo ma senza alcun risultato.
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Il Viaggio (The Journey), di Nick Hamm (2016)
Tocca quindi all’autista (in realtà un agente inglese in collegamento con la delegazione inglese di Tony Blair via telecamera nascosta) cercare di rompere il ghiaccio con stratagemmi via via più elaborati, partendo dall’iniziale “che lavoro fate?” fino ad arrivare ad una sosta per cambio ruota in mezzo ad una foresta. La tappa permette ai due protagonisti di proseguire il dialogo che viene, durante il film, costantemente interrotto dall’intransigenza e dallo sdegno (anche giustificato) di Paisley per gli atti terroristici della controparte cattolica, McGuiness, legata all’IRA.

Tra alti e bassi, il racconto si chiude con la storica stretta di mano con la quale i due protagonisti si accordano per cercare di dare un futuro alla propria patria dimenticando gli errori del passato e ponendo le basi per un sodalizio politico ed umano che li vedrà, negli anni successivi, lavorare fianco a fianco come primo Ministro e Vice Primo Ministro e al contempo diventare amici.

Nonostante la difficoltà del tema trattato, Nick Hamm riesce a costruire una british comedy credibile e ben strutturata, costellata da episodi che strappano allo spettatore ora una risata ora un momento di seria riflessione sulla sottile linea che divide il sovversivo dal patriota.

Paolo Dominoni

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