IL DIRITTO DI OPPORSI, la recensione del film con Michael B. Jordan

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Ambientato alla fine degli anni ’80, Il diritto di opporsi racconta la storia dell’avvocato Stevenson (un sempre in forma Michael B. Jordan), che arriva a Monroe Country, in Alabama, ed entra subito in contatto col caso di Walter McMillian (Jamie Foxx), detenuto nel braccio della morte. La famiglia di McMillian protesta per la sua innocenza poiché è stato condannato, senza prove concrete, per l’omicidio di una giovane ragazza bianca. Immediatamente, Stevenson si ritrova ad affrontare oltre al muro di pietra della giustizia locale anche il pregiudizio del profondo Sud americano.
Il diritto di opporsi, scritto da Destin Daniel Cretton e dal suo partner Andrew Lanham, è un film commovente, dal taglio molto classico, che fa sperare nella bontà delle persone come Stevenson. Il regista riesce a raccontare una vicenda di un imprigionamento forzato, di pregiudizio razziale in modo delicato ma anche profondamente drammatico.
Tra le nuance mattone e beige, alcune sequenze nel carcere risultano strazianti e lo spettatore assiste agghiacciato alla brutalità con cui viene raccontata un’esecuzione. Scene intense che irrompono sullo schermo come bombe emotive disturbando e scuotendo gli animi degli stessi personaggi. Il film riesce a rendere poetiche le scene dei detenuti all’interno delle loro anguste celle: tra McMillan e i due compagni di prigione (O’Shea Jackson, Rob Morgan) si percepisce un forte senso di amicizia, sottolineato dalle parole confortanti pronunciate attraverso le sbarre. Un elemento così toccante da colpire le corde emotive con un certo eco.

Il protagonista, Bryan Stevenson, ha il volto di Michael B. Jordan: l’attore riesce a mostrare il self control di un uomo giusto che tradisce una forte rabbia con il solo sguardo. La più grande rivelazione nel cast è Rob Morgan, che veste i panni di Herb, un veterano del Vietnam affetto da PTSD, condannato per aver ucciso una ragazza a casa. Gli attori che interpretano i personaggi secondari oscillano magnificamente tra la disperazione e la paura, a partire da Tim Blake Nelson, nel ruolo di un uomo con una deformità alla bocca che esprime, attraverso il suo sguardo atterrito, il senso di colpa per una falsa testimonianza.
Gli autori danno voce alle anime martoriate e alle minoranze che sono state private della loro dignità costruendo uno spaccato del sistema legale americano da una prospettiva afroamericana in modo autentico e stimolante. Inutile dirvi che sarà difficile trattenere le lacrime.