BELLA E PERDUTA, la recensione

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Bella e perduta è la Reggia di Carditiello, punto di partenza del viaggio che Pietro Marcello compie con i due protagonisti del film: Tommaso Cestrone, pastore, e Sarchiapone, bufalotto che lo accompagna a cui Elio Germano presta la voce.
Bella e perduta è anche l’Italia raccontata in questa storia, che tanto condivide con la stessa Reggia: un tempo fattoria esemplare, voluta da Carlo di Borbone nel Settecento e popolata dai migliori scienziati europei, oggi non-luogo dimenticato e fatiscente.
Bella e perduta è la storia dello stesso Tommaso, custode volontario di quel tesoro in rovina e chiamato appunto “l’Angelo di Carditiello“. L’unico a prendersi cura della reggia, nella speranza che un giorno potesse riaprire, e l’unico che non riuscirà a vedere esaudito il suo desiderio per colpa di un infarto.

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Pietro Marcello ha spesso narrato vicende itineranti. «Ho imparato a guardare l’Italia contemplando il suo paesaggio dai treni» afferma, riferendosi – per esempio – al Passaggio della linea. Storie in cui c’è sempre qualcuno in lotta contro la miseria del mondo in cui è nato e che ce la mette tutta per sopravvivere con dignità. Questa era anche l’aspirazione di Tommaso, che non sopportava di vedere lo stato pietoso in cui versava – e versa ancora – la sua terra, come tante altre zone del nostro Paese. «Quando mi sono imbattuto nella Reggia di Carditiello e nella favola di Tommaso – dice il regista – ho visto una potente metafora di ciò che sentivo la necessità di raccontare: Bella e perduta, nato inizialmente come un ‘viaggio in Italia’ e destinato a toccare altre tappe, è diventato un altro film, sposando fiaba e documentario, sogno e realtà».

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Marcello, infatti, accanto alla vicenda del pastore pone quella di Sarchiapone, cucciolo di bufalo che Tommaso trova e accudisce fino al momento della sua morte. Un ultimo desiderio, e qui comincia la favola, Tommaso vorrebbe che fosse esaudito: trovare qualcuno che si prenda cura di Sarchiapone, cui Elio Germano dà la voce. Lo ascolta Pulcinella, ponte tra i vivi e i morti prima che maschera tradizionale napoletana; guida piena di speranza e poi disillusa, quando si rende conto che il conflitto tra uomo e animale non lascia speranze agli animali.
L’unico difetto di questo documentario sui generis è il voler ostentare un po’ di sentimentalismo, forse proprio per la scelta di umanizzare Sarchiapone e fargli spiegare quello che già la storia rende evidente. La sua parabola parla per lui e chi deciderà di guardare Bella e perduta riuscirà anche da solo a comprendere le intenzioni di questa favola.
Paolo Ottomano
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