Arrivederci professore, la recensione del film con Johnny Depp

Dopo il promettente esordio di Katie Says Goodbye, il giovane Wayne Roberts torna alla regia con Arrivederci professore, intensa dramedy diretta al grande pubblico.
Richard (Johnny Depp) è un professore universitario a cui viene diagnosticato un inguaribile tumore ai polmoni. Consapevole dei pochi mesi di vita che lo attendono, decide di trascorrere il tempo che gli rimane ricercando la massima pienezza possibile, tanto in ambito professionale quanto nei rapporti personali con la moglie Veronica (Rosemarie DeWitt), la figlia Olivia (Odessa Young) e il miglior amico e collega Peter (Danny Huston). Ha inizio così una cascata di esperienze “pure” e fuori dagli schemi, dall’approvazione incondizionata di rapporti extraconiugali, all’uso di stupefacenti, fino all’adozione di bizzarri metodi didattici volti a far assimilare quanto di più profondo e necessario per la vita degli studenti.
Funziona senza dubbio il buon equilibrio tra la dimensione di black humor, anche piuttosto spinto per un’opera che punta ad una vasta diffusione commerciale, e quella toccante che in diversi momenti ricerca la lacrima facile. La godibilità di Arrivederci professore è però minata da una fastidiosa e costante sensazione di déjà-vu a molti livelli, dalle situazioni attraverso le quali si sviluppa la trama, al modo di approcciarsi alla malattia da parte del protagonista, fino alla descrizione della consapevolezza della morte imminente.

Uno degli aspetti che colpisce maggiormente l’attenzione dello spettatore è la prova di Johnny Depp nelle vesti di protagonista. Come di consueto accentratore e catalizzatore d’interesse, ma spoglio come poche volte delle vesti di esuberante istrione, Depp regala un’interpretazione intima e intensa, in cui virtuosismi e frangenti fuori dalle righe sono calibrati con intelligenza.
La sceneggiatura, decorosa nella prima parte, va a sciuparsi con il progredire delle vicende, per approdare ad un finale che, nonostante sia supportato da un carico emotivo considerevole, non appare una gran trovata dal punto di vista narrativo, quanto piuttosto una facile scappatoia (anche un po’ “ruffianella”) che strizza l’occhio allo spettatore.
Buono per trascorrere un’ora e mezza senza pretese, ciò che rimane maggiormente di Arrivederci professore è una voglia di uscire dagli schemi solo percepita e un po’ superficiale, in realtà incanalata in binari rigorosamente stereotipati.

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