
Come dice l’unico vero guru che abbia mai cambiato la vita a delle persone: “Fare o non fare, non c’è provare”.
Stiamo parlando ovviamente del maestro Yoda, la stella polare di molte esistenze. Quando si tratta di cinema i suoi consigli andrebbero seguiti più che mai. Alzi la mano chi non ha mai immaginato almeno una volta nella vita di essere a capo di una grande produzione hollywoodiana. E chi non ha almeno un amico che, una volta nella vita, ha espresso questo desiderio? Il cinema, come arte dallo stampo nazional-popolare, ha in sé un grande paradosso: è un mezzo espressivo che si rivolge a tutti e che in molti vorrebbero fare proprio ma, a causa della sua natura complessa e multimediale, in pochi possono gestire.
In Italia vengono prodotti più di 300 film ogni anno e solo una manciata di questi vede la sala. Absistite Luco, diretto da Andrea Maccarri, è uno di quei piccoli film scomparsi, che nasce con la costrizione di dover essere (paradossalmente) più elitario del più involuto Lav Diaz, con la consapevolezza che in pochi potranno vederlo. È il mondo del micro budget, delle produzioni in proprio, del tempo libero investito per creare qualcosa per sé, più che per il pubblico. Sono prodotti che appaiono imperfetti, naÏf per vocazione, ma con grandi ambizioni.
Ed ecco che ritorna lui, il maestro Jedi: “fare o non fare…” sì va bene, abbiamo capito. E ha ragione. Perché Absistite Luco è un progetto che ha affrontato difficoltà che in pochi hanno conosciuto. Non di problemi che può avere avuto Warner Bros. dopo l’addio di Zack Snyder, sia chiaro. Gli ostacoli sono di tutt’altra natura: sono le corse contro il tempo, le raccolte fondi per potere acquisire l’attrezzatura, la faticosa ricerca delle location, la scrittura di una storia che non sia limitata dal budget ma che permetta a chi la racconta di non finire ricoperto dai debiti. Signore e signori, in Absistite Luco ci sono persone che hanno fatto. In questa Italia pavida e pigra, il fatto che un film del genere esista gli rende onore.
