Il fuoco della volontà e la cenere della disperazione: fondamenti che chiudono un capitolo e forse ne aprono di nuovi dopo Avatar: Fuoco e cenere

Avatar: Fuoco e cenere: da dove si riparte e come prosegue.

In Avatar: Fuoco e cenere (qui il trailer) Jake e Neytiri assieme ai loro figli Lo’ak, Kiri e Tuk vivono dai Metkayina, segnati dal dolore della perdita del caro figlio e fratello Neteyam. La famiglia e il villaggio vivono costantemente in allerta dell’imminente ritorno della RDA. La forza armata terrestre vuole infatti colonizzare Pandora e cacciare i Tulkun da cui poter estrarre l’amrita, prezioso elisir di lunga vita.

Altri problemi assillano il già precario equilibrio famigliare dei Sully. Spider, il giovane umano e figlio del colonello Quaritch, non è ben accettato da Neytiri e rischia la vita, poiché non può respirare l’aria di Pandora. Successivamente si insidia anche la minaccia dei Mangkwan, guerrieri pericolosi che hanno rinnegato la grande madre Eywa. Al comando di questo clan ostile vi è Varang, tsahik sedotta dal potere delle armi da fuoco umane e che stringe un’alleanza con Quaritch. Quest’ultimo, infatti, sfrutta a doppio filo la coalizione per poter riavere il figlio e catturare Jake.

Gli elementi umani di un’epopea in costante divenire

Con Avatar: Fuoco e cenere James Cameron prosegue la storia ripartendo dal finale struggente che ha chiuso il secondo capitolo. La perdita e l’elaborazione del lutto diventano il perno che muove a nuova rinascita la coppia di protagonisti del primo capitolo, Jake e Neytiri, filtrati dagli occhi del figlio Lo’ak che funge da nuova voce narrante.

La vendetta invece è il motore dell’azione dell’antagonista assoluto di questa epica saga cinematografica, il colonello Miles Quaritch, clonato in avatar. Egli sceglie di perseguire i suoi propositi scegliendo la via del fuoco, ideale di supremazia dell’altra antagonista della storia, ovvero Varang. Decidendo di seguire le orme della sua nemesi, Jake Sully, ne ribalta il cammino sfidando la fede in Eywa. Questa entità spirituale è più che mai presente nella sua assenza misteriosa e provoca domande e dubbi in Kiri, la figlia adottiva dei Sully.

Redenzione e crescita trovano invece spazio in Lo’ak, secondogenito che vive un rapporto conflittuale col padre, con cui tuttavia condivide molto della personalità. Il giovane deve cercare dentro di sé la forza di perdonarsi di una morte di cui non ha colpa, intraprendendo un viaggio formativo per ricostruirsi e avvalorarsi finalmente agli occhi del genitore.

I pregi di una storia imponente…

Pandora rimane centro della visionarietà fantastica di Cameron, proposta in 3D. L’acqua è ancora protagonista del viaggio esplorativo e immersivo di questo nuovo dittico cinematografico, iniziato con Avatar – La via dell’acqua. Il fuoco non è l’elemento principe, ma simbolo della fiamma inarrestabile che muove le azioni, anche controverse, di tutti i personaggi e non solo di quelli proposti come controparti negative, dei quali Cameron sospende il giudizio. E infatti il pregio più grande della narrazione di Avatar – Fuoco e cenere è la tensione legata ai drammi personali che i soggetti principali affrontano, che portano a una evoluzione degli stessi e del rapporto che li lega.

Gli elementi naturali vengono esplorati e mostrati in tutta la loro ricchezza scenica e convogliano nelle polarizzazioni che dividono i gruppi. Uno scontro acutizzato anche dalla costante presenza dell’invasore alieno, venuto dalla Terra solo per poter distruggere e appropriarsi delle ricchezze di Pandora. Una minaccia che non si spegne e che addirittura si prelude più grande nel futuro.

… E i difetti di una narrazione ripetitiva e lacunosa

L’esaltazione estetica e tecnica di quest’opera non deve però frenare nel rilevare evidenti limiti. La gestione del ritmo narrativo rimane un punto debole considerevole, guardando ai due film come opera unica (La via dell’acqua e Fuoco e cenere). Si percepisce infatti la finitezza del tempo di durata cinematografica, contrapposta al tempo del racconto di una storia mastodontica sulla carta. Alcuni eventi significativi si intersecano senza una logica mossa da cause ed effetti motivati, ma indotti verso un’escalation predeterminata e ripetitiva. Emblema di ciò un finale che frettolosamente cerca di chiudere un ciclo, ma lascia margine all’apertura di uno nuovo: che comunque vedrà luce tra un po’ di anni.

La fantascienza alla base del primo film perde terreno, a favore di una narrazione fantasy volta a un misticismo simbolico che non promette risposte impattanti, ma rassicuranti e prevedibili. E in cui due personaggi risultano uno un macguffin scontato, ma necessario al proseguimento futuro (Spider) e l’altra un deus ex machina interessante ma ingestibile sul piano della sorpresa (Kiri).

Un film che merita la visione sul grande schermo

Avatar: Fuoco e cenere è oltrecinema dal punto di vista dell’esperienza. James Cameron invita a vedere dentro l’anima di una storia che ha tanto da offrire non solo sul piano puro della visione, ma anche su quello della profondità narrativa nonostante la linearità degli eventi e gli aggiustamenti dati a un intreccio farraginoso.

È una storia più matura e consapevole del world building imbastito, quella di questo terzo capitolo, e che tuttavia vive castrata in un progetto che trasborda i limiti e che, con tutta ovvietà, ha perso l’indirizzo primigenio che si percepiva con la visione del primo film del 2009.

Passano gli anni e dunque cambiano gli obiettivi, tuttavia il cuore pulsante rimane inalterato. Mostrare la bellezza utopica di un mondo frutto della fantasia di un artista geniale; un autore che riflette continuamente sul mezzo cinema, portando la sperimentazione oltre i confini dell’immaginazione umana. E raccontare ancora una volta, attraverso il viaggio allegorico e immersivo su Pandora, la disfatta del mondo attuale.

REVIEW OVERVIEW
regia
sceneggiatura
fotografia
montaggio
colonna sonora
interpretazioni
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Alessandra Sottini
Amante della settima arte, del cinema in ogni sua forma. Appassionata strenua del cinema asiatico: curiosa spettatrice del cinema di genere e di quello un po' dimenticato. Passo facilmente dal muto, a quello degenere di cappa e spada; dal Pre-Code, ai film di "serie B" di Roger Corman; dal neorealismo italiano, all'horror Hammer Productions. Critica e analitica, ma sempre pronta a lasciarsi trasportare dalla visione fantastica della realtà filmica, che è gioia per gli occhi.
avatar-fuoco-e-cenere-la-recensione-del-film-di-james-cameronCon Avatar – Fuoco e cenere si ritorna su Pandora e si vive nuovamente un'esperienza senza pari sul lato della spettacolarità visiva e tecnica. James Cameron offre una storia più matura e consapevole del world building imbastito e che tuttavia vive castrata in un progetto che trasborda i limiti. Tuttavia il cuore pulsante rimane inalterato. Raccontare la bellezza di mondo frutto della fantasia di un autore geniale che riflette continuamente sul mezzo cinema, portandone oltre la sperimentazione, e che diventa veicolo portante della disfatta del mondo attuale.