Non ci sono dubbi che lo show To Catch a Predator, andato in onda sulla NBC tra il 2004 e il 2007, sia stato una pietra miliare della storia della televisione statunitense e abbia avuto un impatto sulla cultura di massa come pochi altri format negli ultimi trent’anni. Può senza dubbio essere considerato uno dei più rilevanti precursori della moda true crime che oggi imperversa in ogni mezzo comunicativo del pianeta.

Era dunque impensabile che un fenomeno di tale portata non avesse, prima o poi, la sua trasposizione cinematografica.

Robert Pattinson nei panni del giornalista Chris Hansen

Un format controverso

Curioso che per dirigere Primetime ci si sia affidati al documentarista Lance Oppenheim, apprezzatissimo proprio dal mondo televisivo per gli argomenti originali e spesso spigolosi. Nei panni del giornalista, ideatore e protagonista dello show Chris Hansen troviamo invece Robert Pattinson, indiscutibilmente nel suo anno di grazia (nel 2026 è già stato in sala con The Drama e Odissea, e deve ancora uscire a dicembre Dune – Parte tre…). L’attore inglese, centro catalizzatore di una sceneggiatura un po’ monocorde, dimostra ancora una volta di cavarsela alla grande nel ruolo di un uomo ambizioso, ossessionato e dalla spiccata complessità psicologica.

L’inedito e controverso format che ha fatto discutere per anni è piuttosto semplice: la produzione organizza delle vere e proprie operazioni sotto copertura, in collaborazione con le forze dell’ordine, con l’intento di cogliere con le mani nel sacco potenziali pedofili e adescatori online. Il tutto sotto i riflettori, e si conclude con un breve colloquio del malcapitato con Hansen che precede l’arresto del predatore da parte della polizia.

Skyler Gisondo interpreta Dan, attore utilizzato come esca dallo show per incastrare i potenziali adescatori

TV spettacolo, cinema modesto

Primetime vuole raccontare allo spettatore i meccanismi, tanto produttivi quanto emotivi, che sono celati dietro al successo (e al fallimento) del programma. Se le circostanze specifiche che hanno procurato gloria e rovina alla trasmissione sono appassionanti e costruite con buon ritmo, non del tutto felice può dirsi la messa in scena dei grandi temi che hanno reso controverso To Catch a Predator (e più in generale tutto un sistema di comunicazione). Spettacolarizzazione estrema del dolore, gogna mediatica come punizione, ricerca del sensazionalismo a qualunque costo in nome del dio share: tutto presente, tutto fin troppo esplicito, tutto attinente a una retorica un po’ troppo confusa.

Non si può negare la ricercatezza di una regia che nei movimenti di camera cerca di ricalcare la dinamica delle produzioni televisive di inizio millennio, e la densità di una fotografia che prova a riprodurne l’atmosfera.

Complessivamente, si può considerare Primetime un’opera ben realizzata, anche se lascia l’amaro in bocca e la sensazione di non essere in grado di trasmettere, se non in maniera approssimativa, l’enorme complessità delle questioni etiche, giuridiche e mediatiche sollevate dallo show.

REVIEW OVERVIEW
Regia
Sceneggiatura
Fotografia
Montaggio
Colonna Sonora
Interpretazioni
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Marco Tomasoni
Through the darkness of future past the magician longs to see. One chants out between two worlds. FIRE WALK WITH ME.
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