The Drama è un film che vive di sottrazione e ambiguità ed è capace di trasformare un’intimità di coppia in un’esperienza destabilizzante, ironica e profondamente disturbante.
Come si parla di The Drama senza parlare di The Drama?
È su questo paradosso che si regge l’intera esperienza di The Drama: un’opera che vive e respira nel suo segreto, e che costruisce tutta la sua identità proprio su ciò che sceglie di non mostrare. La sua forza sta nel non detto, nel sottrarre informazioni invece che offrirle. Raccontarne la trama significherebbe, in qualche modo, tradirlo e allora conviene aggirarla e poter osservare tutto ciò che rende questo film così stranamente magnetico.
Al centro c’è una coppia, ma fermarsi qui sarebbe riduttivo. The Drama utilizza la relazione come punto di partenza per spingersi verso qualcosa di molto più scomodo: fino a che punto siamo davvero disposti a comprendere, o a perdonare, la persona che amiamo? Quanto può pesare un segreto? E soprattutto, quanto può alterare la percezione della realtà di chi quel segreto lo vive?

Solo un problema di coppia
The Drama, di Kristoffer Borgli, potrebbe raccontare solo di un problema di coppia, ma è proprio in questo solo che il film trova la sua dimensione più interessante. Il segreto al centro della storia non è affatto insignificante: è uno di quei nodi che, soprattutto in un certo contesto sociale, può cambiare radicalmente il modo in cui vediamo l’altro e, di riflesso, anche noi stessi.
Il film costruisce continuamente aspettative, le alimenta, le lascia crescere. Ci abitua quasi a pensare di aver capito dove sta andando, per poi mettere in discussione questo stesso meccanismo. È come se ci ricordasse quanto siamo ormai programmati a cercare il conflitto, la tragedia, il drama a tutti i costi. E invece The Drama sembra suggerire un’alternativa più sottile: uno sguardo più curioso, meno prevenuto, quasi primordiale nei confronti dell’altro. Come se, a un certo punto, l’unica possibilità per comprendere le cose fosse davvero ricominciare da capo.
Un distaccato senso di caos
La regia è uno degli elementi più riusciti e contribuisce in modo decisivo a questa sensazione di continuo spaesamento. Lavora per sottrazione, costruendo una narrazione frammentata in cui le scene si susseguono senza spiegazioni immediate: azioni che sembrano scollegate si alternano a momenti che si rincorrono e si sovrappongono. Lo spettatore resta costantemente in bilico, sospeso in una zona grigia in cui è difficile distinguere ciò che è reale da ciò che potrebbe essere solo immaginazione. Ed è proprio in questo spazio ambiguo che il film trova il suo linguaggio.
A rendere tutto ancora più potente è un montaggio sonoro caotico, disturbante e quasi invasivo, nel senso migliore possibile. Non accompagna le immagini, ma le mette in crisi. Amplifica il disorientamento, trascina lo spettatore dentro il flusso emotivo dei protagonisti e contribuisce a creare un’esperienza sensoriale tanto scomoda quanto ipnotica.

I due protagonisti, Zendaya e Robert Pattinson, funzionano perfettamente: c’è chimica, c’è tensione, ma anche un’ironia sorprendente. Perché sì, The Drama riesce a essere anche divertente. Un umorismo sottile, a tratti sarcastico, che emerge proprio nei momenti più disturbanti, creando un cortocircuito emotivo interessante: si ride, ma con un leggero senso di colpa. E forse è proprio questo il punto. In un mondo in cui siamo costantemente esposti al dramma, abbiamo, forse, imparato a reagire anche così, con una risata fuori posto.
Com’è il film?
The Drama è un film che non si lascia afferrare facilmente. È destabilizzante, a tratti disorientante, e richiede allo spettatore una certa disponibilità a restare nel dubbio senza cercare risposte immediate. Non è un film che esplode, ma uno che si insinua, che cresce lentamente e che lavora più per accumulo che per rilascio. E proprio per questo riesce a restare addosso, lasciando una sensazione persistente e che funziona proprio perché sceglie di non darti mai esattamente ciò che ti aspetti.