Estate in serie: le cinque migliori serie tv da vedere (o recuperare)

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Così come è arrivato, finalmente l’inverno se ne è andato. Non voleva proprio lasciare la morsa sulle coperte che ci avvolgevano il gelido inverno, mentre gli occhi spalancati e increduli assistevano attoniti all’ultima (per molti deludente) stagione di Game of Thrones. A pochi minuti dalla fine di questa indimenticabile serie, un senso di perdita sembrava ingoiarci. Cosa guarderemo una volta scoperto chi sarebbe seduto sul Trono di Spade? Quanti bagni in acqua, o minuti davanti al ventilatore servono per dimenticarci degli occhi di ghiaccio del re della notte in questa torrida estate?

È bastato aspettare una settimana ed ecco che ogni timore si è frantumato come l’esercito del Night King. Una carrellata di serie TV sono giunte in nostro soccorso per farci compagnia in questi mesi afosi e farci dimenticare ben presto della serie basata sui romanzi di George R. Martin, ma soprattutto dell’ultima, deludente, stagione di Black Mirror. Nell’attesa che altri due successi di Netflix facciano il loro trionfale ritorno sui nostri piccoli schermi – Stranger Things Stagione 3 e La casa di carta Parte 3 – vi lasciamo con le 5 migliori serie TV da recuperare. Perché la nostra guardia non è ancora finita.

Serie TV

5. Good Omens (Amazon Prime Video)

Per poter apprezzare fino in fondo questa mini serie di sei episodi è forse necessario aver letto l’omonimo romanzo del 1990 di Neil Gaiman e Terry Pratchett (pubblicato in Italia da Mondadori con il titolo “Buona apocalisse a tutti”). Good Omens è una perfetta e pedissequa trasposizione del romanzo originale, colmo di british humour e riferimenti pop. La religione è un mero pretesto per lanciare frecciatine alla condotta umana, mentre l’apocalisse è una linea del totale, tracciata in maniera poco netta al fine di mostrare i risultati di secoli passati a giocare in perfetto equilibrio tra il bene e il male. La serie inizia laddove il mondo sta per finire. L’Armageddon è alle porte, l’Anticristo undicenne è pronto a compiere il proprio destino, i quattro cavalieri dell’Apocalisse sono già in cammino sulle loro potenti moto; tutto è al proprio posto quando due eccentrici individui, tali Aziraphale e Crowley (un angelo e un demone) decidono di salvare la razza umana, perché in fondo (ma molto in fondo) la Terra non è poi un brutto posto dove vivere.  Ritmo coinvolgente, battute al vetriolo, sceneggiatura mai banale (dopotutto la firma lo stesso Gaiman) ma soprattutto un comparto attoriale di tutto rispetto capitanato da un mefistofelico David Tennant (perfetto nel portare in scena il demone Crowley, figlio illegittimo di un’altra indimenticabile interpretazione dell’attore scozzese, il Barty Crouch Jr. di Harry Potter) e un delizioso Michael Sheen: questi sono gli ingredienti del successo di Good Omens. Sebbene non esente da difetti e cali di ritmo (da ritrovarsi soprattutto nel passaggio dal terzo al quarto episodio), Good Omens è un prodotto ben riuscito, completo e autoconclusivo.

Serie TV

4. Big Little Lies 2 (Sky Atlantic)

La stagione dei premi 2017-2018 ha avuto un solo dominatore indiscusso: Big Little Lies. Dalla bocca degli annunciatori uscivano sempre queste tre magiche parole che messe insieme davano vita a un caso mediatico e televisivo capace di generare curiosità, successo e tanta suspense. Già, perché quando è stato annunciato che la serie diretta da Jean-Marc Vallée avrebbe avuto un seguito, un fremito di paura ha percorso chi quel prodotto firmato HBO l’ha amato davvero. Dopotutto la serie prendeva le mosse da un romanzo scritto da Liane Moriarty e di una seconda parte non si era mai fatto accenno. Come se tutto ciò non bastasse, ecco che si aggiunge anche la notizia del cambio di regia: Vallée cede la macchina da presa ad Andrea Arnold, regista di film come American Honey e Fish Tank capaci di indagare la realtà delle ragazze di oggi sotto una nuova, e non sempre idilliaca, prospettiva. Una sequela di novità hanno anticipato l’uscita di Big Little Lies 2, e si sa, essere all’oscuro di ciò verso cui andiamo incontro produce un senso di adrenalinico timore. Con coraggio, però, gli spettatori hanno acceso la televisione e dato una chance alle cinque di Monterey e per adesso il rischio è stato ripagato. Supportate da un mostro sacro della recitazione come Meryl Streep, Big Little Lies non sembra aver perso un briciolo del proprio smalto; al contrario, la serie ha spinto sull’acceleratore scurendo i propri toni, raffreddando la propria fotografia e smussando i confini dei raccordi di un montaggio a puzzle sempre più disorientante e per questo attrattivo. La regia di Andrea Arnold gioca ancor più su inquadrature intime, ravvicinate, atte a cogliere ogni singolo segno di cedimento nelle proprie protagoniste, schiacciate dal peso di mille bugie che il castello in aria da loro costruito non è più in grado di sostenere. Laura Dern in due episodi ha già fatto vedere di che pasta è fatta, mentre a Meryl Streep è bastato un urlo per ricordare chi è la regina di Hollywood.

3. Chernobyl (Sky Atlantic)

Chernobyl è una serie da guardare in piccole dosi. Pillole settimanali di angoscia e tragedia. Le radiazioni sullo schermo superano i confini diegetici e si posano sulla nostra pelle sotto forma di brividi. La serie è una caccia alla verità, ma non alle streghe. È un labirinto costruito su omissioni e scarichi di responsabilità mente là fuori prende vita l’inferno. La fragilità umana è la stessa di un sistema votato al potere al netto dell’onestà; una storia che si ripete negli anni, reiterata e immortale, come immortali restano le immagini dell’esplosione del reattore numero 4 della centrale di Chernobyl, adesso sublimate dalla regia di Johan Renck. Ogni episodio è una galleria di quadri crudi, dolenti eppure attrattivi. È impossibile distogliere lo sguardo da questa serie evento. I tecnicismi, le complessità strutturali che si nascondono dietro il  fatto compiuto lasciano spazio a un’umanità resa protagonista e in cui scandagliare ogni singola debolezza o negligenza. Le menti e i caratteri dei personaggi vengono dissezionati con cura maniacale, dando la possibilità a talenti come quello di Jared Harris di farsi largo e riempire lo schermo.

3. Fleabag (Amazon Prime Video)

È la sorpresa di questo 2019. Sebbene la prima stagione risalga al 2016, è grazie al suo passaggio su Amazon Prime Video che la serie ideata, scritta e interpretata da Phoebe Waller-Bridge ha ottenuto il successo che meritava. Bistrattato e vietato dai manuali del cinema classico, lo sguardo in camera conosce qui la sua naturale evoluzione trasformandosi in uno sfondamento della quarta parete realizzato con interventi e commenti rivolti dalla protagonista direttamente allo spettatore. Un discorso intimo, segreto, che sveglia il pubblico dal torpore della realtà sospesa per immergerlo direttamente nella vita di questo idiosincratico personaggio. Una scelta audace, come audace e fuori dagli schemi è la stessa Fleabag. Il senso di colpa soppresso e soffocato da una vita sessuale promiscua e famelica quanto vuota e sterile, una famiglia disfunzionale, e un amore impossibile per un “sacerdote sexy” (un sempre impeccabile Andrew Scott) che la portano a competere addirittura con Dio, sono gli ingredienti che hanno reso questo prodotto uno dei migliori degli ultimi anni. Umorismo politicamente scorretto, tempi comici perfetti, sguardi in camera e versi posti in una perfetta armonia con il comparto dialogico, non c’è nulla che non vada in questa serie. Sorpresa, risate e lacrime vanno di pari passo in un cammino alla santificazione di questo personaggio. Perché trovarsi di fronte a cotanta profondità e perfezione è un vero miracolo.

1. Fosse/Verdon (Fox Life)

Vita, morte e miracoli di una coppia di geni. Schioccano le dita, si alza il sipario e le gambe danzano. Gli occhi scrutano ogni difetto da correggere, mentre la macchina da presa gira e registra. Che sia il palco di un teatro, o il set di un film, Bob Fosse e Gwen Verdon hanno rivoluzionato il concetto di musical. Lui, il coreografo che ha ribaltato il genere dalle sue fondamenta con Cabaret e All That Jazz; lei, la più grande ballerina di Broadway, vincitrice di quattro Tony Award; insieme, un sodalizio artistico e personale capace di trasformarsi in campo di battaglia su cui fronteggiarsi in una guerra privata sancita dall’eterno amore. Un Fosse versus Verdon che è anche un Fosse più Verdon: non poteva esserci titolo migliore per riassumere il cuore pulsante di questa mini-serie biografica dominata da una coppia di talenti come Michelle Williams e Sam Rockwell. Se avevate bisogno di un’ulteriore prova della versatilità di questi due attori Fosse/Verdon fa al caso vostro. Uno spettacolo nello spettacolo da guardare ammaliati al ritmo di jazz.