X-MEN: DARK PHOENIX, fuoco sotto cenere? – Recensione

X-Men Dark Phoenix trailer

Quella cinematografica degli X-Men di casa Fox è una storia travagliata.
Purtroppo, visto che verosimilmente Disney ripartirà da zero, la conclusione non rende piena giustizia ai suoi momenti migliori.
L’INIZIO
X-Men, diretto dal Bryan Singer de I Soliti Sospetti, fu il primo, vero cinecomic moderno. Il film dimostrò come si potessero portare i fumetti sullo schermo senza cadere nel ridicolo o nell’assurdo. Il regista americano lo fece trattando finalmente i “supereroi con superproblemi” da esseri umani. Erano odiati, discriminati, emarginati. Vivevano la loro condizione come un handicap. Erano, appunto, umani.
Grazie ad alcune intuizioni geniali in fase di casting (su tutte Hugh Jackman nel suo ruolo più iconico) e a un approccio forse minimalista, Singer mette il pubblico in connessione totale con i suoi eroi e pone le basi per i decenni successivi di tutto un genere cinematografico.
Con il secondo film, che supera il primo sotto tutti gli aspetti, il genere raggiunge uno dei suoi picchi: completo, profondo, adulto senza cadere nel melodrammatico.
Poi il tracollo con l’abbandono del regista.
X-Men Dark Phoenix

Sophie Turner è Jean Grey in X-Men: Dark Phoenix (2019)

Dopo un sequel e uno spin-off da buttare si arriva a un acerbo ma interessante X-Men – L’Inizio, ambientato negli anni ’60. Ma è col successivo, universalmente acclamato Giorni Di Un Futuro Passato che, con Singer di nuovo alla regia, assistiamo alla rinascita della saga.
Soluzioni brillanti, un cast sfruttato alla perfezione, morali universali: si torna a ciò che rese grandi gli X-Men. Il ciclo continua con Apocalisse, brillante e sottovalutato nel riproporre i topoi del cinefumetto delle origini in chiave moderna e spettacolare.
Il nuovo abbandono del regista, sostituito dal veterano sceneggiatore degli X-Men Simon Kinberg, segna un altro tuffo nel vuoto.
LA FINE
X-Men: Dark Phoenix si ripromette di dare una degna forma alla storyline di Jean Grey (Famke Janssen nei primi film, Sophie Turner negli ultimi), trattata molto malamente nel terzo film.
Nel 1992 i rapporti tra i mutanti allievi di Xavier (James McAvoy) e il resto della società sono buoni: l’integrazione è a un passo, essendo tutti riconoscenti agli X-Men per aver salvato il mondo da Apocalisse.
Durante il salvataggio dell’equipaggio di uno space shuttle, una misteriosa entità aliena entra nel corpo di Jean e farà riaffiorare il suo traumatico passato, risvegliando poteri altamente distruttivi. Mentre Xavier e Magneto (Michael Fassbender) devono far fronte comune a questo scenario, alcuni strani personaggi iniziano a dar la caccia a Jean e ai suoi nuovi poteri…

Michael Fassbender e Sophie Turner in X-Men: Dark Phoenix

Purtroppo il fatto che Kinberg sia all’esordio come regista pesa moltissimo sul risultato finale: la storia della Fenice non risulta incisiva, nonostante gli elementi siano più o meno tutti al loro posto. Il problema è piuttosto l’assemblaggio delle parti…
Mancano una visione coesa da principio a fine e un focus su quale vicenda sia più importante delle altre in un dato momento del film. Sebbene sia lodevole il voler dare un tono più oscuro e sinistro alle vicende degli X-Men, si avverte la mancanza di un punto d’arrivo.
Tutto il film appare sottotono, pieno zeppo di personaggi, azioni e situazioni senza che davvero si combinino per andare a parare da qualche parte. Di sicuro affidare X-Men: Dark Phoenix a un regista con esperienza era la mossa giusta da fare: Kinberg pasticcia con il ritmo, alternando momenti troppo concitati ad altri che accarezzano la noia.
Non aiuta una colonna sonora piatta e soporifera. Decidendo di abbandonare l’iconico tema di John Ottman si tronca il necessario legame con le vicende passate e, duole dirlo, ormai Hans Zimmer – che ne prende il posto – non ha davvero più nulla da dire. E, per un film che fatica cronicamente a trovare un suo ritmo e una sua identità, avere una colonna sonora ripetitiva, sommessa e banale è un colpo di grazia.

MUTAZIONE

Con l’acquisto di Fox da parte dell’impero Disney è verosimile che la saga venga cancellata e fatta ripartire altrove. Peccato che la sua ultima uscita “ufficiale” (ci sono ancora gli spin-off New Mutants e Deadpool 3) non sia all’altezza dei momenti migliori che ci ha regalato.
X-Men: Dark Phoenix è comunque lontano dall’essere il peggior film della serie, ma spicca probabilmente solo tra quelli non diretti da Singer. Il che potrebbe non voler dire molto, ma è qualcosa. Insomma, c’è del fuoco sotto la cenere, ma purtroppo rischia di essere soffocato: Dark Phoenix rimane un film discreto con ottime intuizioni alla base, purtroppo mal sviluppate, e un’esecuzione a singhiozzo che lascia un po’ di amaro in bocca.

 

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