Tyler Rake (Extraction), di Sam Hargrave, la quintessenza del cinema action targato Netflix

Nel cinema action – e in particolar modo tra le produzioni Netflix – sarebbe bene parlare di un prima e dopo Tyler Rake/Extraction (2020) di Sam Hargrave. Sì, perché la pellicola con protagonista assoluto Chris Hemsworth (Thor: Ragnarok, Heart of the sea, MIB International) è da considerarsi – nel suo genere –  portatrice di una forte carica rivoluzionaria, a partire dall’uso ragionato e avveniristico del piano sequenza, valorizzato al massimo della fisicità dell’ex-Thor.

Al pari del recente The Old Guard (2020), anche Tyler Rake è tratto da una graphic novel – Ciudad (2014) per l’esattezza – scritta da Ande Parks e Anthony e Joe Russo (Avengers: Endgame), che figurano anche come produttori e sceneggiatori. Sintomo di come Netflix voglia sempre più commercializzarsi, sfruttando il filone fortemente remunerativo dei cinecomic. A differenza del film con Charlize Theron (Non succede, ma se succede…, Atomica Bionda) però, Tyler Rake gode di un racconto decisamente più solido, molto meno elaborato e più scorrevole. Non a caso, da un recente sondaggio è risultato essere il film più visto/cliccato dell’anno del catalogo-streaming del colosso di Los Gatos.

Tyler Rake: la sinossi del film con Chris Hemsworth

Il mercenario Tyler Rake (Chris Hemsworth) è un uomo allo sbando, vittima dei fantasmi del passato che lo perseguitano, ma con doti fisiche al limite del sovrannaturale. Ovi Mahajan Jr (Rudhraksh Jaiswal) è il figlio di un signore della droga internazionale. Ovi Mahajan Sr (Pankaj Tripathi), un padre assente di cui Ovi Jr sente la mancanza.

Durante una festa, due uomini che si fingono poliziotti rapiscono Ovi Jr. Nik Khan (Golshifteh Farahani) e la sua organizzazione assoldano Rake per realizzare un’estrazione con i fiocchi. Qualcosa non va come previsto, e per Tyler e Ovi sarà l’inizio di un’epopea di 48 ore fatta d’inseguimenti, botte da orbi, ferite ricucite e legami saldati.

Il piano-sequenza di Tyler Rake: 12 minuti di pura estasi filmica

Il racconto di Tyler Rake si permea di piani sequenza in semi-soggettiva che danno al racconto vivacità, dinamismo, e la conferma di come tale scelta registica sia la scelta basilare per un prodotto filmico di successo.

A partire infatti dalla sequenza d’apertura (e chiusura) del racconto – che denota un’evidente struttura narrativa circolare giustificata da una digressione temporale – Tyler Rake si dipana in un corposo racconto adrenalinico che trova la sua ragion d’essere in un (finto) piano sequenza che funge da sequenza-madre.

Dodici minuti fatti di porte sfondate, combattimenti corpo a corpo, colpi di pistola, calci, schizzi di sangue, ribaltamenti di fronte e uno degli inseguimenti in auto meglio realizzati, al pari della sequenza parigina di Mission Impossible: Fallout (2018).

Tyler Rake: il ruolo dell’eroe

Sullo sfondo di questo pandemonio action emerge una sottile dicotomia bene/male che funge da supporto all’ambiguità dei ruoli scenici. Dando respiro al racconto e permettendo di non incorrere in un’altrimenti impossibile mono-dimensionalità narrativa e tematica. Da pura adrenalina action, infatti, Tyler Rake si evolve in un’acuta riflessione sul ruolo dell’eroe, sulla scelta alla base di questo e sull’ontologia del mercenario.

Il racconto di Hargrave dipana un sottotesto delicato, profondamente umano sul tornare al luogo d’appartenenza, che sia il tornare a casa o il rimettere assieme i cocci della propria anima martoriata.

Quella che potrebbe sembrare una transizione forzata viene in realtà ben resa in scena dall’evolversi del rapporto tra Tyler e Ovi. Un’evoluzione sottolineata da una crescente alchimia e un affetto tangibile tra i protagonisti – reso in modo progressivo da piccoli espedienti in sceneggiatura – e dalla presentazione del personaggio di Hemsworth.

La connotazione caratteriale data dai Russo è quella al limite tra il Supersoldato e l’uomo distrutto. Un mercenario emarginato, alcolizzato, drogato e vittima dei fantasmi del passato. Un supereroe a tutti gli effetti, ma umano.

L’action tra nostalgia e innovazione

L’unico grande difetto di Tyler Rake è quello di non dare sufficiente sviluppo ai personaggi di contorno come il “funzionale” mercenario Gaspar (David Harbour) e la Khan di una Farahani abbastanza sprecata.

Tanto basta comunque per realizzare un ottimo prodotto filmico con quel giusto mix di azione e dolcezza “paterna”. Tyler Rake è la nuova frontiera degli Originali Netflix, perlomeno di quelli action, dove combattimenti da cardiopalma sono sorretti da sottotesti esistenziali e possibilmente derivanti da graphic novel.

Laddove il sopracitato The Old Guard puntava sulle inflazionate tematiche relative al ruolo delle donne e l’LGBT, Tyler Rake sceglie la genitorialità tra presenza e assenza, che richiama molto quel cinema action anni Ottanta alla Commando (1985), per intenderci. Ad avercelo oggi lo Schwarzenegger dei tempi d’oro, ci sarebbe di che bearsi con la tecnologia che si ha a disposizione. Ci accontentiamo di Hemsworth e delle grosse produzioni Netflix.