THE SHAPE OF WATER, un fantasy romantico che lascia il segno

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the shape of water recensione
Sally Hawkins e Doug Jones in The Shape of Water
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Sally Hawkins e Doug Jones
Giullermo Del Toro è un narratore di favole, un divulgatore di racconti che ha da sempre un rapporto sanguigno, quasi paterno, con i suoi personaggi. Racchiusi in microcosmi biografici, i protagonisti sono il cuore pulsante delle narrazioni, cullati e cresciuti da Del Toro con una cura maniacale.
The Shape of Water è una vera sorpresa, un film perfettamente integrato nel contesto festivaliero di Venezia. Le avventure fiabesche di una donna gentile (una principessa che non parla) e una creatura misteriosa, oggetto di esperimenti governativi, sono quanto mai intrise di amore e passione per il cinema. Il cineasta messicano fonde con padronanza i generi, dal fantasy all’horror più classico (quello dei grandi mostri Universal, per intenderci) senza trascurare momenti di pura commedia (i dialoghi sagaci e sornioni di Octavia Spencer) e sequenze da musical di straordinaria delicatezza. Il risultato è un film al 100% deltoriano.
I temi cari al regista come lo scorrere incessante del tempo e l’avvicinarsi della morte, il pericolo e l’incognita della figura mostruosa, la marginalità, le diversità sociali e umane vengono ripresi e mescolati con consapevolezza e brillante ispirazione.
Se a livello di sceneggiatura The Shape of Water mostra una certa frettolosità in alcuni passati, soprattutto sul finale troppo convenzionale e romanzato che fatica ad incastrarsi con le atmosfera realistiche, il prodotto visto nella sua interezza è un grande inno al romanticismo. Un’elegia all’amore fisico, umano, da parte di una donna che si sente mostruosa per il suo mutismo e di un mostro quanto mai umano nei suoi sentimenti.
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The Shape of Water, di Giullermo Del Toro
L’ultima fatica di Del Toro è un trionfo d’amore verso le fiabe, nere ed oscure, e il cinema stesso. Ci sono tanti film che scorrono sullo sfondo delle sequenze (sia in TV che nello schermo di un cinema) e molti che fungono da chiara ispirazione a The Shape of Water. Del Toro guarda a Il mostro della laguna nera, per raccontare La bella e la bestia con un tocco di pulsione fisica e sessuale. Il regista de Il Labirinto del Fauno mette in campo l’esperienza maturata sui set del dittico di Hellboy (i cui rimandi visivi sono palesi) per rendere omaggio al monster movie intimista di Peter Jackson King Kong e adattare il cinema degli anni ’50 alla società moderna.
La favola è, come nei migliori usi del genere, un pretesto per prendere temi morali e sviscerarli con una nuova sensibilità. In questo The Shape of Water fa un passo stilistico in avanti rispetto a ciò a cui siamo abituati. Il realismo grottesco del film è spiazzante e, grazie al suo sguardo coraggioso, riesce a turbare pur mostrando ciò che, nel genere fantasy, viene spesso solo suggerito.
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The Shape of Water, di Giullermo Del Toro
L’amore tra la donna e il mostro, la bella e la bestia, è quanto mai eroticizzato. Del Toro non vuole dare scandalo ma osserva i suoi personaggi per metterli a nudo con affetto sincero. E lo spettatore non può che guardare con imbarazzo questa unione e poi, come se fosse crollato un pregiudizio, con estremo affetto.
The Shape of Water è un film costruito con passione e rispetto per il pubblico, ma anche con il cuore e il culto per la settima arte.
Gabriele Lingiardi & Andrea Rurali

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