STRAIGHT OUTTA COMPTON, la recensione

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Dopo una lunga attesa, ecco arrivare al cinema la biografia del gruppo hip hop di Compton N.W.A. (Niggaz With Attitudes), con l’obiettivo di mostrarci senza peli sulla lingua o troppe dietrologie il vero percorso del gruppo, dagli esordi alla fama, per poi arrivare al declino. Scopriamo così che la loro vita è stata tutt’altro che rosea, come spesso succede alle star che inseguono il successo e la gloria. Il primo ostacolo che gli artisti Ice Cube, Dr. Dre ed Eazy E. si trovano ad affrontare è quello rappresentato dall’appartenere alla cosiddetta “razza sbagliata”, con conseguente persecuzione da parte della polizia piena di pregiudizi che li vede come una minaccia per la società.
Tuttavia, in soccorso dei nostri eroi, arriverà un salvatore dalla pelle bianca: il noto produttore discografico Jerry Heller rappresenterà per loro un importante trampolino di lancio per la dimensione del palcoscenico e s’impegnerà a finanziare tutti i loro dischi. Quando si accorgeranno che Heller intende sfruttarli unicamente per i propri scopi, sommergendoli di debiti, i membri del gruppo si divideranno, tuffandosi nel mondo dello spaccio di droga, dell’estorsione contrattuale e della prostituzione. Il momento della riappacificazione arriverà troppo tardi: risultato positivo all’HIV, Eazy E. morirà pochi mesi più tardi.

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Diretto da F. Gary Gray (Be Cool, Giustizia Privata), Straight Outta Compton è un film dai toni cupi, violenti e drammatici, che intende mostrarci un paese ostile nei confronti dei suoi protagonisti, ma svelandoci anche quanto essi fossero violenti e provocatori; un perfetto esempio è rappresentato dalla scena in cui il gruppo canta per la prima volta in pubblico il pezzo “Fuck the Police”, nonostante gli fosse stato ordinato dalla polizia di non farlo. Sia come artisti che essere umani, gli N.W.A. hanno sofferto molto ma, allo stesso tempo, non erano certo degli angioletti. Rimane fuori dubbio, comunque, che fossero un gruppo di ragazzi cresciuti sulla strada con grossi problemi familiari alle spalle, ma con una grande voglia di farsi valere agli occhi chi li ha sempre odiati e condannati.
L’idea del regista di non scegliere attori famosi dona un notevole senso di veridicità alla pellicola ma, all’interno del cast, figura anche un certo Paul Giamatti (La Versione di Barney) che, tuttavia, non sembra essersi minimamente impegnato nell’interpretare un ruolo che, con molta probabilità, non lo ha entusiasmato fino in fondo. Una particolare nota di merito va invece attribuita ai produttori Dr. Dre e Ice Cube: senza di loro in veste di supervisori, la pellicola non avrebbe beneficiato di un così forte impatto emotivo; tutto merito dell’aver vissuto una storia del genere in prima persona.
Alberto Vella
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