Indovina chi viene a cena, di Stanley Kramer, microcosmo senza tempo dell’America, con Katharine Hepburn e Spencer Tracy 

Le grandi opere cinematografiche, a volte, riescono ad essere dotate di così grande forza narrativa da superare i confini dello schermo; incidendo così, oltre che nell’immaginario collettivo, a livello socio-culturale, o perfino legale. È successo così, ad esempio con JFK – Un caso ancora aperto (1991) di Oliver Stone; capace di riaprire il caso Kennedy e spingere il congresso, nel 1992, a emanare il cosiddetto JFK Records Act. Che ci crediate o no, anche Indovina chi viene a cena (1967) di Stanley Kramer, è riuscito ad avere un simile impatto; contribuendo indirettamente, con il suo sottotesto d’amore e di speranza per l’umanità, verso una risoluzione positiva della causa Loving v Virginia del 12 giugno 1967.

Il caso in questione, che è pure stato oggetto di una trasposizione cinematografica con Loving (2016) di Jeff Nichols, permise l’abolizione delle cosiddette Leggi contro la mescolanza razziale codificate per mezzo del Racial Integrity Act (1924); attraverso una sentenza pronunciata dal Giudice Earl Warren, che fece la storia – ora ritenendo incostituzionali le classificazioni razziali:

“(il) Matrimonio è uno dei basilari diritti civili dell’uomo, fondamentale per la nostra esistenza e sopravvivenza. Negare questa libertà fondamentale su basi insopportabili come le classificazioni razziali […] significa privare tutti i cittadini dello Stato della Libertà senza un giusto processo di legge.

Per poi affermare il principio di costituzionalità della libertà dell’individuo secondo il 14° Emendamento:

“Il Quattordicesimo Emendamento richiede che la libertà di scelta di sposarsi, non sia limitata da odiose discriminazioni razziali. Secondo la Costituzione America, la libertà di sposare o non sposare una persona di un’alta razza risiede con l’individuo; e non può essere violata dallo Stato.” 

Spencer Tracy e Sidney Poitier in una scena de Indovina chi viene a cena

Il rimando interessante – con cui tornare a Indovina chi viene a cena – sta nella sentenza, pronunciata due giorni dopo la morte di Spencer Tracy; capitata, peraltro, due settimane dopo la fine delle riprese per un infarto. Determinando così un legame diretto con l’opera di Kramer – vincitrice degli Oscar 1968 alla Miglior attrice protagonista (Katharine Hepburn) e Miglior sceneggiatura originale – a fronte di 10 nomination nel 1967; in una climax che cementifica gli intenti rivoluzionari e fa la storia del cinemae dell’umanità.

Nel cast figurano Katharine Hepburn, Spencer Tracy, Sidney Poitier, Katherine Houghton; e ancora Isabel Sanford, Cecil Kellaway, Roy Glenn, Beah Richards e Virginia Christie.

Indovina chi viene a cena: la sinossi del film di Stanley Kramer 

Joanna (Katharine Houghton) è appena tornata da un viaggio alle Hawaii assieme al Dott. John Prentice (Sidney Poitier); conosciuto durante la vacanza, e innamoratisi a prima vista. I due decidono di sposarsi, recandosi così a San Francisco per chiedere l’approvazione dei genitori e per far conoscere loro il futuro sposo; Matt (Spencer Tracy) e Christina (Katharine Hepburn) restano però spiazzati alla vista del “potenziale” genero – rimanendo così spiazzati dalla sua pigmentazione.

Sidney Poitier e Katherine Houghton

Non tanto per ragioni razziali, chiaro, ma se Christina è commossa dalla sincerità dell’unione; Matt, viceversa, teme le difficoltà a cui i ragazzi andrebbero incontro se convolassero a nozze. La situazione “precipita” nel momento in cui i genitori di Lui, John (Roy Glenn) e Mary (Beah Richards), si presentano a San Francisco per conoscere Joanna; rimanendo anch’essi stupefatti dal colore della pelle della “probabile” nuora. Il preludio alla cena, diventerà così l’occasione per scambi dialettici inter-generazionali; e per chiarire una volta per tutte, le sorti di un amore spontaneo ma problematico.

Un amore da favola e la dura realtà: Stanley Kramer e lo scontro di valori generazionale

Da un punto di vista puramente narrativo, l’opera di Kramer è realmente delle più semplice del cinema moderno americano; in un amore da fiaba che si scontra con la dura realtà, declinato in un tempo scenico coincidente con il naturale sviluppo degli eventi. Specie lungo tutto il primo atto infatti, Indovina chi viene a cena vive di una crescita spontanea della sua narrazione; attraverso cui far emergere la criticità del suo delicato sottotesto tra sguardi torvi e la straordinaria mimica di due titani del cinema come Hepburn e Tracy.

Il racconto si caratterizza, tuttavia, di una crescita della posta in gioco – lungo il secondo atto – squilibrata; tante componenti – a partire dall’ingresso scenico dei coniugi Prentice –  la cui gestione risulta mal calibrata, quasi perfino paradossale nel suo sviluppo. Spezzando così l’andamento armonico del primo atto; a favore di una costruzione dell’intreccio fatta di riflessioni, coppe gelato disgustose, e inaspettati arrivi all’aeroporto. In tal senso si potrebbe perfino dire che, proprio per la gestione dello sviluppo del racconto, Indovina chi viene a cena sia un film lacunoso; in realtà, ciò che può risultare difettoso nell’economia narrativa dell’opera di Kramer, va invece ad intendersi come puramente funzionale alla ratio filmica.

Roy Glenn Sidney Poitier in una scena de Indovina chi viene a cena

Poco importa infatti, se il dispiego dell’intreccio vede un saliscendi emozionale nell’arco di un tempo scenico che è pressappoco mezza giornata; Indovina chi viene a cena si pone come obiettivo quello di scuotere le coscienze. Così facendo il cineasta de Vincitori e vinti (1961) va a potenziare gli effetti della criticità posta dal sottotesto alla base del racconto; determinando una narrazione sagace che è libertà d’amore e al contempo scontro generazionale – da come emerge, in un poderoso campo/controcampo, dallo scontro padre-figlio Prentice/Glenn-Poitier:

[…] “Tu non puoi dirmi dove, né quando né cosa io sto sbagliando. Né puoi tentare di farmi vivere secondo le tue regole. Tu non sai nemmeno chi sono io, papà. Tu non sai chi sono, quali sono i miei sentimenti e cosa penso. E, se te lo volessi spiegare, non ti basterebbe tutta la vita per capirlo. Tu hai trent’anni più di quelli che ho io, papà. Tu e la tua sciocca generazione credete che così come è stato per voi dovrà essere sempre. E finché tutta lo vostra generazione non sarà sotto terra; non riusciremo a levarci dal groppone il vostro peso morto. Insomma ti devi togliere dal mio groppone!”

La malattia di Tracy, il cuore della Hepburn, la perfezione della climax

Se il sopracitato scontro dialogico è l’anima della criticità del racconto; il cuore di Indovina chi viene a cena è la dinamica relazionale tra Katharine Hepburn e Spencer Tracy. Da La donna del giorno (1942) passando per La costola di Adamo (1949) e Lui e lei (1952); un’amicizia diventata amore fatta di 9 pellicole e 26 anni di rapporto, per un’alchimia straripante, che ebbe ripercussioni lungo la lavorazione stessa. Le condizioni fisiche di Tracy erano pessime; e sia la Hepburn che lo stesso Kramer, utilizzarono il proprio ingaggio per coprire l’assicurazione sanitaria dell’attore de Il vecchio e il mare (1958).

Proprio per via della sua salute, per Indovina chi viene a cena furono realizzati due script; uno in cui il personaggio di Tracy era presente, e uno no. Giornate lavorative quindi, d’insita malinconia; da cui emerge però la tenerezza della Hepburn che decideva fin quando Tracy poteva stare sul set, e un Poitier che nonostante fosse fresco vincitore di un Oscar (I gigli del campo) era intimorito dal dover lavorare con due simili leggende.

Spencer Tracy e Katharine Hepburn in una scena de Indovina chi viene a cena

Tutti elementi, narrativi ed emozionali, che collimano nella climax del racconto. Indovina chi viene a cena sprigiona così la sua anima reazionaria; codificandola e avvolgendola nel monologo di chiusura di Tracy con cui legittimare l’amore di John e Joanna – e al contempo, in un magnifico gioco di sguardi, celebrare quello “oltre lo schermo” con una Hepburn profondamente commossa:

[…] Lei ha torto, signora; ha torto assolutamente. Riconosco che non lo avevo considerato, che non ci avevo neanche pensato; ma so con esattezza quello che lei sente, e non c’è niente nel modo più assoluto che suo figlio sente per sua figlia e che io non abbia provato per Christina. Vecchio? Sì. Avvizzito? Sicuro. Però vi dico che i miei ricordi ci sono tutti, chiari, intatti, indistruttibili; e così rimarranno dovessi campare cent’anni. Credo che John abbia sbagliato nel dare troppo peso a ciò che io e mia moglie avremmo potuto pensare. Perché nell’analisi finale, non importa un cavolo di ciò che noi pensiamo; l’unica cosa che conta è quello che loro provano, e quanto amore provano l’uno per l’altro. E se è anche solo la metà di quello che abbiamo provato noi; allora è tutto.”

Spencer Tracy e Katharine Hepburn in una scena de Indovina chi viene a cena

Per poi proseguire con parole che leggono il contesto scenico di riferimento, scuotendolo dalle fondamenta:

“Quanto a voi due e ai problemi che dovrete affrontare a me sembrano quasi inimmaginabili, ma tra questi io non ci sono. […] Voi però lo sapete, e io so che lo sapete che cosa sfidate. Ci saranno 100 milioni di persone qui negli Stati Uniti che si sentiranno disgustate, offese, provocate da voi due e dovrete conviverci. Magari ogni giorno, per il resto delle vostre vite.

Potrete cercare di ignorarne l’esistenza o potrete sentire pietà per loro e per i loro pregiudizi; la loro bigotteria, il loro odio cieco e le loro stupide paure. Ma quando sarà necessario dovrete saper stare stretti l’uno all’altra e mandare al diavolo questa gente. Chiunque potrebbe farne un dannato caso del vostro matrimonio. Gli argomenti sono così ovvi che nessuno deve sforzarsi di cercarli. Ma siete due persone meravigliose, a cui è capitato di innamorarsi e a cui è capitato di avere un problema di ‘pigmentazione’.”

Indovina chi viene a cena: anticipare la rivoluzione sociale 

Leggenda narra che per via della morte di Tracy, Katharine Hepburn non abbia mai voluto vedere il film per intero; il ricordo della lavorazione e dell’amore per il compagno di una vita, l’ha sempre fatta desistere. L’opera infatti, più che della sua necessaria retorica, e del celebre monologo; entra negli annali per gli eventi oltre lo schermo. Il suo essere il punto d’arrivo del “sodalizio di amore e vita” Tracy-Hepburn, la Houghton scelta perché nipote della Hepburn; sino alla sopracitata sentenza che genera uno scarto storico-culturale tra l’America al tempo delle riprese e quella della metà del 1967.

Durante uno scambio dialogico tra padre e figlio Prentice, il John di Glenn, a proposito dell’unione alla base del racconto, recita: “In sedici o diciassette stati, voi violerete la legge. Sarete criminali“. Poco dopo la morte di Tracy però, la sentenza Loving spianerà la strada all’amore libero di John e Joanna – e a chi come loro. Rendendo così, Indovina chi viene a cena, un’opera unica nel suo essere riuscita ad anticipare – seppur di poco – la rivoluzione sociale; quel vento di cambiamento cavalcato, imbrigliato, e infine desiderato nella climax, che trova preziose e vitali conferme nel monologo di Tracy – ultima, impareggiabile performance, di uno dei pionieri del cinema hollywoodiano.