IL DEMONE DI LAPLACE, la recensione del film di Giordano Giulivi

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Il demone di Laplace
Il Demone di Laplace (2017) di Giordano Giulivi
Il demone di Laplace
Il Demone di Laplace (2017) di Giordano Giulivi
Un gruppo di studiosi viene invitato dal misterioso professor Cornelius a trascorrere la notte nella sua villa, dislocata in una piccola ed inospitale isola. Ben presto gli ospiti del professore si accorgeranno di essere, più che invitati, prigionieri del padrone di casa.
“Il demone di Laplace” è il secondo lungometraggio firmato da Giordano Giulivi, dopo “Apollo 54”, un progetto amatoriale ricco di idee che nel corso degli anni è diventato un piccolo e leggendario cult underground (con ampio merito, tra l’altro).
“Il demone di Laplace” è addirittura meglio del precedente “Apollo 54”: il budget è lo stesso, ma la factory di Giulivi (lui, il fratello Duccio e Silvano Bertolin) qui si supera, e confeziona un film senza quei particolari difetti di sceneggiatura e l’eccessiva dilatazione del ritmo che caratterizzavano la commedia sci-fi del 2007. Il film di Giulivi all’estero fa incetta di premi ai festival, ma in Italia, in patria? Non se lo fila quasi nessuno! Per colpa, probabilmente, di una certa miopia da parte dei distributori.
Il Demone di Laplace
Il Demone di Laplace (2017) di Giordano Giulivi
Con la sua opera seconda, il regista romano confeziona un giallo/horror/sci-fi girato in uno splendido bianco e nero, che cita “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie, ma anche un’infinità di mystery e horror americani, francesi e inglesi degli anni ’40, ’50 e ’60.
Le tante citazioni e i sentiti omaggi non sono però mai banali, e sono incastonati in un’ottima sceneggiatura, ben lontana dalla media (di bassa caratura) dei prodotti del cinema indipendente italiano. Uno script che tiene inchiodati alla poltrona, senza sbavature, coinvolgente e con un certo afflato filosofico-morale, per nulla superficiale, che non guasta. Il cast è assolutamente all’altezza della situazione, così come la chiusura finale, addirittura più spiazzante di tutto il resto. Ma il vero punto di forza e di originalità del film sono le scenografie (e come sono state filmate), una vera gioia per gli occhi. Vedere per credere! Non uno, ma 3 passi avanti rispetto ad “Apollo 54”.
Lunga vita a “Il demone di Laplace”, a Giordano Giulivi e alla sua splendida factory!

https://vimeo.com/210468325