Alcolista: il nuovo film di Lucas Pavetto al cinema dal 18 maggio

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Alcolista, un film di Lucas Pavetto – Foto: Ufficio Stampa
Il cinema di genere è stato per molti anni fucina di talenti e fonte di massima ispirazione per registi italiani e internazionali. Nell’era attuale in cui l’industria hollywoodiana è sempre più orientata allo sviluppo di remake, sequel e reboot di franchise dai budget milionari, il cinema di genere rappresenta una valvola di sfogo creativo nonché un’ottima opportunità per gli autori emergenti, lasciando loro la libertà di poter esprimere al meglio il proprio talento. Possibilità che si concretizza grazie all’intuito di case di produzione che credono nei progetti e sostengono la loro realizzazione, comprimendo notevolmente i costi e le spese.
Tra queste realtà troviamo la Dea Film, una casa di produzione specializzata in lungometraggi di genere di stampo internazionale. Complice l’accordo con WEST 46th FILMS, una giovane società di produzione e distribuzione attiva a Roma e New York, il 18 maggio approderà nelle nostre sale l’opera seconda del filmmaker italo-argentino Lucas Pavetto, intitolata Alcolista.
Presentato a diversi Festival internazionali (Buffalo International Film, Festival, Crystal Palace International Film Festival, Fano International Film Festival, Festival Intenacional de Torremolinos, Sydney Indie Film festival), il film racconta la storia di un uomo solitario, affetto dalla dipendenza da alcol, che trascorre le giornate a pianificare l’omicidio del suo vicino di casa. L’incontro con Claire, un’assistente sociale, lo aiuterà a comprendere le ragioni di questo folle piano e a cacciare via i demoni che assillano la sua vita.
Il thriller è interpretato da Bret Roberts, Gabriella Wright, Tania Bambaci, Bill Moseley e Carl Wharton.
A seguire il trailer e il poster ufficiale:
Un progetto ambizioso quello della West46, che ha deciso di promuovere e riportare nel nostro Paese artisti che lavorano in America, investendo e scommettendo con coraggio sul cinema indipendente.
Alcolista esprime un messaggio di condanna nei confronti dell’abuso etilico e al tempo stesso apre un’importante riflessione su coloro che affrontano la vita con una mentalità fortemente nichilista e pessimista.
In merito all’approccio e alla realizzazione del film, Pavetto ha dichiarato:
Dal punto di vista registico, mantengo come importante modello di riferimento lo stile del cinema thriller americano, dove ho trovato diversi film che ritengo un esempio per la costruzione di un climax tensivo. In merito alla rappresentazione visiva dello stato emotivo del protagonista e in particolare della sua afflizione allucinatoria intendo creare situazioni apprensive contaminate da un registro horror. Uno stile di ripresa classico con movimenti di macchina fluidi e stabili. Importante anche la cura del dettaglio e della fotografia, soprattutto negli interni, immagini in grado di creare una perfetta fusione tra l’habitat del protagonista e il suo mondo interiore. Uno dei miei principali obbiettivi nella realizzazione di questo film è far vivere allo spettatore un senso di inquietudine e di sfasamento, tipico di chi non è in pace con se stesso e cerca disperatamente una soluzione alle proprie sofferenze.