Addio al leggendario regista Manoel de Oliveira

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Il cinema mondiale dice addio al leggendario regista Manoel de Oliveira, uno degli autori più influenti e rappresentativi della storia della settima arte, scomparso oggi nella sua città natale, Porto, alla veneranda età di 106 anni.
Autentico ed visionario, de Oliveira è stato il cineasta più longevo di tutti i tempi, tra i pochi autori ad avere vissuto in prima persona le tappe più importanti del cinema, dalle origini ai giorni nostri. Terzo figlio di una famiglia di industriali, Manoel Cândido Pinto de Oliveira nasce l’11 dicembre 1908 e, dopo una parentesi giovanile nel mondo dello sport, si avvicina negli anni ’30 all’arte cinematografica, iniziando a girare cortometraggi di stampo documentaristico per poi passare alla regia di un lungometraggio, Aniki Bóbó, che realizza nel 1942.
Durante la sua lunga produzione artistica il Maestro portoghese ha diretto oltre 50 film (compresi i cortometraggi), la maggior parte dei quali girati nella fase più intensa e prolifica della sua carriera, ossia a partire dal 1980.
Nel 1985 riceve alla Mostra del Cinema di Venezia il Leone d’oro alla carriera, riconoscimento che ottiene per la seconda volta, sempre al Lido, nel 2004. Nel 2008, in occasione del suo 100° compleanno, viene omaggiato al Festival di Cannes con la Palma d’oro alla carriera, dopo aver collezionato ben 5 nomination nelle precedenti edizioni della manifestazione senza però mai trionfare.
Nonostante l’avanzare dell’età e con un secolo di vita alle spalle, de Oliveira ha continuato la sua attività nel mondo del cinema fino allo scorso anno, quando ha presentato alla 71ma Mostra di Venezia il suo cortometraggio The Old Man of Belem (O Velho do Restelo). Il suo ultimo film, La Casa del Diavolo, datato 2014 e ancora inedito in Italia, riassume perfettamente il suo legame per la settima arte, poiché pur riconoscendo le proprie difficoltà fisiche e i problemi di salute lo stesso cineasta espresse fino alla fine la volontà di voler firmare il progetto.
Un atto d’amore infinito e una testimonianza preziosa di quanto l’arte possa rappresentare un percorso di vita e la macchina da presa un oggetto imprescindibile, quello fondamentale e più rappresentativo per l’eroico regista che ha saputo raccontare attraverso gli anni e le immagini la sua più grande e inesauribile virtù: la passione per il cinema.
Buon viaggio Maestro…

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