Intervista alla scrittrice Rosalba Vangelista

Rosalba Vangelista

La scrittrice Rosalba Vangelista

Abbiamo intervistato la scrittrice Rosalba Vangelista, autrice di “Piccolo manuale sulla Legge d’Attrazione” e de “Le ossa del lago“. Ecco cosa ci ha raccontato.

Buongiorno Rosalba. A che età e con quali libri nasce la tua viscerale passione per la lettura?
Buongiorno Massimo. Innanzitutto grazie  per avermi dedicato questo spazio su CineAvatar. Il giorno in cui m’innamorai della lettura lo ricordo perfettamente: fu a quindici anni. Entrai in un supermercato e, passeggiando nel reparto libri, rimasi colpita da una copertina. Il libro era “Il fiume nero dell’anima” di Dean Koontz. Lo lessi in un paio di giorni e, da quel momento, non è più passato un solo giorno della mia vita senza la lettura. Possiedo ancora quella copia, per me è una reliquia preziosa. Se oggi scrivo narrativa e cinema è anche grazie a essa.
Cinque anni fa il tuo esordio: un’autopubblicazione, “Piccolo manuale sulla Legge d’Attrazione”. Di cosa parla?
“Il piccolo manuale sulla Legge d’Attrazione” è nato come primo approccio alla scrittura ma anche come esperimento di autopubblicazione. Credo molto nella fisica quantistica e nel potere che ha la mente di attirare a noi eventi positivi e negativi. “Il piccolo manuale sulla Legge d’Attrazione”, brevemente, tratta proprio di questo: di come possiamo influenzare gli avvenimenti della nostra vita attraverso i pensieri. Un certo tipo di pensiero attrae energia simile. Se siamo sempre negativi attireremo a noi altre negatività e così il contrario. Bisogna cercare la resilienza che è dentro di noi e trovare, il più possibile, la bellezza collaterale.
Da cosa viene la scelta, applicata nel corso degli anni, dell’autopubblicazione?
L’autopubblicazione mi affascinava, e mi affascina tuttora perché mi dà la possibilità di essere ‘genuina’, senza vincoli, libera. Non riuscirei mai a scrivere sotto contratto, con scadenze e stili imposti. Mi dà modo di essere me stessa, nel bene e nel male. Il mio modo di pubblicare rispecchia molto il mio modo di essere.

Nel 2015 avviene invece il tuo debutto nella narrativa con “Le ossa del lago” (sempre autoprodotto), un thriller che ha venduto quasi 3000 copie!
A volte stento anche io a crederci, perché non mi sarei mai aspettata di raggiungere un simile risultato, soprattutto per un’autopubblicazione non pubblicizzata  e senza alcuna assistenza da parte di una casa editrice. Credo che “Le ossa del lago” sia piaciuto soprattutto per il mix di stili. Non è il classico thriller cinico e freddo, dove tutto si concentra sulla suspense e sulle indagini. Ho voluto addentrarmi nell’anima dei suoi protagonisti, scavare nei loro dolori, portarli a galla e, dove stato possibile, guarirli. Questo è molto piaciuto ai lettori più sensibili. Ho voluto mettermi in gioco e rischiare, consapevole anche del fatto che era il mio primo romanzo: acerbo e non privo di sbavature grammaticali. Non ho avuto un editing professionale ma così il mio percorso di crescita narrativo è ancora più evidente ad ogni nuova pubblicazione. Mi piace mostrarmi per quella che sono in toto.
So che hai una grande passione per gli Stati Uniti, che si è riverberata anche nel libro ‘Le ossa del lago’. Ce ne puoi parlare?
Sono cresciuta a telefilm americani e libri di autori d’oltreoceano, non potevo non amare lo stile made in U.S.A.  Amo quasi tutto degli Stati Uniti: il territorio, la letteratura, il design. Ho una vera passione per le auto d’epoca americane. Tutto questo senza screditare il mio essere europea e l’amore che ho per la nostra cultura che è la culla di quella americana. Una cosa che non amo per niente invece è la loro cucina, noi siamo il top. Ne “Le ossa del lago” ho voluto immergermi, per quanto la mia immaginazione e  la mia capacità descrittiva sia riuscita a fare, il più possibile nell’atmosfera classica di un paese di provincia affacciato sul lago. Non sono mai stata negli Stati Uniti, forse il desiderio di vederli e viverli ha creato in me l’atmosfera descrittiva giusta.
Sempre nel 2015 pubblichi una raccolta di poesie gotiche e dark, “Specchio nero”…
“Specchio nero” è nata da un momento di cupa introspezione. Ricordo che iniziai a scrivere quelle poesie all’inizio dell’autunno, durante le giornate grigie e piovose. Ho sempre amato lo stile dei poeti maledetti, crepuscolari del periodo della scapigliatura. Nel mio piccolo avevo voglia di tirar fuori i miei pensieri più cupi e di giocare con essi.
Che differenza c’è per te tra lo scrivere racconti e lo scrivere poesie?
Entrambi sono scritti di pancia, di solito non creo scalette o seguo perfettamente le regole classiche della scrittura creativa. La sostanziale differenza sta nel fatto che attraverso la poesia descrivo nell’immediato uno stato d’animo, è più diretta, più intima. Ci si mette completamente a nudo nella poesia. La narrativa mi da modo di parlare di me, ma in maniera più velata. Credo sia questa la ragione che porta a sentirsi più a disagio nel leggere in pubblico le proprie poesie più che un proprio racconto.
L’anno seguente scrivi una novella gotica, “Mi chiamavo Susan Forbes”, che vince un premio in un concorso letterario a Cosenza. E’ stato il tuo primo premio in assoluto?
Sì, prima di quel momento non avevo mai vinto un premio letterario. Ricordo ancora l’emozione, perché non me lo aspettavo visto la drammaticità del racconto. Susan è un’anima che vaga in un limbo doloroso perché suicida. Si racconta, in cerca di pace e del suo amore perduto.
Sempre nello stesso anno scrivi un racconto epistolare, “Selena 1692”, che vince un altro premio. Che storia racconti in “Selena 1692”?
“Selena 1692” l’ho scritto appositamente per raccontare della drammatica piaga del femminicidio, ma molto addietro nel tempo, quando l’omicidio di genere non veniva ancora chiamato in questo modo. Durante il periodo dell’Inquisizione milioni di donne sono state assassinate barbaramente con l’infame accusa di stregoneria. Selena scrive una lettera poco prima di morire sul rogo, in essa paura, dolore, e gli interrogativi di una giovane donna condannata a morte da uomini vili e crudeli.

Il 2017 è l’anno di “Don’t cry baby”, un’antologia di racconti, uno dei quali è “Bandida”, che viene trasposto a teatro da Live Aid di Giampiero Turco. Ce ne puoi parlare?
La raccolta è nata dal volere dei miei lettori. Avevo iniziato a scrivere racconti brevi da postare sui social, poi un giorno alcuni lettori hanno espresso il desiderio di poterli leggere su carta in una raccolta. Mossa dalla loro richiesta li ho raggruppati e pubblicati. Alcuni sono piaciuti moltissimo come appunto “Bandida” che è stata rappresentata in un evento culturale per Live Aid di Giampiero Turco, lo scorso maggio a Roma. Anche il racconto che da titolo alla raccolta “Don’t cry baby” vedrà presto la luce ma in veste di cortometraggio diretto dal regista Alberto Bogo. Ho scritto personalmente la sceneggiatura che è molto piaciuta alla produzione. Spero di vederlo concorrere a qualche festival!
Il teatro ti piace? Lo frequenti?
Amo il teatro. Ho frequentato anche un corso di recitazione ai tempi delle scuole superiori. Ho una passione viscerale per William Shakespeare e Giacomo Puccini. Quando posso vado a vedere qualche rappresentazione, poi qui nella mia città abbiamo uno dei teatri più belli del mondo, il Carlo Felice. Ogni volta che mi siedo su quelle poltrone mi sento in paradiso e rimango dell’idea che tutti i migliori attori, anche quelli cinematografici, provengono dal teatro. La preparazione teatrale è la base della recitazione.
Ci racconti della genesi di “La crisalide e la croce”? Da questo racconto stai scrivendo anche una sceneggiatura?
Questa storia racconta di violenza tutta al femminile. Ho voluto cambiare le carte in tavola, e il mio amore per gli Stati Uniti mi ha portata a concepire questa vicenda in Virginia. Quasi tutti i carnefici sono stati delle vittime in precedenza, volevo scavare nella psiche di una persona che ha vissuto nel dolore e chiedermi quale fosse il confine tra le due cose. Nella sua crudezza ho cercato di mettere, per quanto possibile, poesia… E’ un racconto molto cinematografico, per questo ho iniziato a scriverne anche la sceneggiatura.

L’anno scorso ti diplomi con il massimo dei voti in sceneggiatura cinematografica presso la scuola SDAC di Genova. È la testimonianza di un tuo cambio di rotta a livello artistico oppure un semplice “affiancamento” alla tua attività di scrittrice?
Io lo chiamerei più un “ampliamento”, perché credo che un buon sceneggiatore debba essere, anche, uno scrittore. La sceneggiatura ha diversi punti in comune con la scrittura narrativa. In entrambe si racconta qualcosa, si crea una storia, si intrattiene il lettore e lo spettatore. Una buona scena, un buon dialogo devono essere ben scritti. Non a caso si studiano testi come “Il viaggio dell’eroe” di Christopher Vogler o la struttura in tre atti di Syd Field sia in sceneggiatura che in scrittura creativa. Penso che fosse del tutto naturale la mia evoluzione in campo cinematografico essendo un’amante del cinema oltre che un’avida lettrice. Una cosa è certa: non abbandonerò mai la narrativa, è stata il mio primo amore e senza di essa non sarei più io.
Il 2018 per te è un anno fecondo: pubblichi il tuo primo dramma teatrale, ‘Io sono Romeo’, che verrà messo in scena a Roma dalla compagnia teatrale “I ludici”, con la regia di Angela Ricci. Un altro successo notevole in campo teatrale.
La meravigliosa Angela Ricci sta scrivendo l’adattamento di “Io sono Romeo”. Lei stessa si è proposta per questo progetto. E’ un’artista  molto sensibile e ha sentito subito sua questa storia, che possiamo chiamare dramma moderno ispirato a Romeo e Giulietta di William Shakespeare, ma con due Romeo: perché i protagonisti sono due ragazzi omosessuali che vivono l’omofobia delle due famiglie e del contesto sociale che li circonda. L’amore, soprattutto a teatro, viene ancora rappresentato quasi sempre in maniera classica tra una coppia eterosessuale, vuoi perché comunque in Italia ci sono pochi giovani autori e si tende a rappresentare sempre i classici. Io ho voluto raccontare un amore classico ma in chiave moderna, mantenendo e mostrando la forza, la delicatezza e la purezza che può esistere in entrambe.

Per il cinema hai scritto ben tre sceneggiature che per ora, correggimi se sbaglio, sono nel cassetto. Ci puoi parlare della loro genesi ed eventuali sviluppi?
Devo darti una news: sono arrivata a quattro sceneggiature! Due cortometraggi e due lungometraggi. Ho scritto anche il cortometraggio di  “Io sono Romeo”, sempre basato sul mio testo teatrale. Il secondo cortometraggio è “Don’t cry baby”, è la storia di una serial killer, vittima di abusi in tenera età. Per quanto riguarda i due lungometraggi sono entrambe in cerca di produzione. Sono un thriller erotico scritto insieme al regista Alberto Bogo, dal titolo “A trois”, una storia pazzesca, piena di colpi di scena, e “The chess man – l’uomo degli scacchi”, ispirato al mio omonimo racconto ambientato a New York, ho scritto sia la sceneggiatura internazionale che quella italiana, ambientata a Roma. E’ una commedia drammatica, dolce, commovente ma al tempo stesso ironica.
Quali sono gli scrittori che hanno più influenzato il tuo modo di esprimerti su carta?
Certamente i miei scrittori preferiti: Stephen King, Alice Sebold, Robert James Waller, Jeffrey Eugenides, Cormac McCarthy, Oriana Fallaci.
Quando scrivi lo fai con il PC o su carta?
Sempre e solo su carta per quanto riguarda la narrativa, non riuscirei a scrivere direttamente sul PC. Carta e penna per me sono più intimi e riesco a esprimermi meglio, tiro fuori più sentimento, empatia e introspezione. Le sceneggiature invece le scrivo direttamente sul computer essendo più dirette e visive, mi catapulto sullo schermo fin dall’inizio.

Sei mai riuscita a quantificare quanti libri, più o meno, leggi in un anno?
Quando non scrivevo la mia media era di tre libri al mese mentre adesso un libro. Mi rimane pochissimo tempo per leggere, ma cerco comunque di non farmi mai mancare la lettura, per me è vitale.
Preferisci scrivere di giorno o di notte?
Assolutamente di giorno, la notte sono troppo stanca per scrivere. Le idee più brillanti le ho sempre avute la mattina presto, al risveglio. Non ho mai scritto una sola parola di notte, sono una scrittrice controcorrente!
Il tuo libro preferito del 2018?
Anche se uscito nel 2016, “La ragazza corvo” di Erik Axl Sund, che ho letto lo scorso anno, un thriller bomba.
Il tuo libro horror preferito di sempre?
“Carrie” di Stephen King.

Chi sono i tuoi autori preferiti, italiani e non?
Stephen King, Alice Sebold, Robert James Waller, Cormac McCarthy, Jeffrey Eugenides, Charlotte Bronte, Virginia Woolf, Luigi Capuana, Oriana Fallaci, Dante Alighieri, Giacomo Leopardi, ne ho tantissimi.
CineAvatar è un sito di cinema, quindi non puoi sfuggire alle nostre domande cinefile. Quali sono i film che hanno segnato, in positivo, la tua infanzia e adolescenza?
In primis, “La storia infinita”. E’ stato il mio primo film in VHS, l’ho amato subito. Ma ne ho moltissimi: “Ai confini della realtà”, “Il Corvo – The crow”, “Pulp Fiction”, “Thelma & Louise”, “Edward mani di forbice”, “It”.
I film che ami di più? Bastano tre titoli.
“Il miglio verde”, “Troy”, “Il Corvo – The Crow”.
Che rapporto hai con il cinema horror? Quali sono i tuoi lungometraggi horror preferiti?
Amo il cinema horror, sono i film che vado a vedere più spesso al cinema. Il mio horror preferito in assoluto è “Non aprite quella porta – The Texas chainsaw massacre” di Marcus Nispel, del 2003. Ma apprezzo molto anche “The Conjuring”, “The Others”, “It” del 1990, “Amityville horror”, “La casa di Jack”, “Halloween”.
Cosa ne pensi del cinema “gotico” della Hammer?
Sono sincera, della Hammer Film ho visto solo “La maledizione dei Frankenstein” del 1967, un’originale rivisitazione del mito ma in chiave femminile. Un film godibile per quanto realizzato a basso costo. Una pecca a mio parere: i dialoghi un po’ troppo artificiosi e bizzarri, rimane il fatto che è un film interessante, da vedere.
Hai visto qualche film gotico italiano degli anni 60’?
Sono amante degli horror d’oltreoceano, ovvio ho visto comunque i nostri classici: Argento, Bava. Ricordo di aver visto tantissimi anni fa “Il mostro dell’Opera” di Renato Polselli, ma non mi piacque, non so dirvi se per colpa della mia acerba età o perché in realtà sia un film mediocre. Adesso che mi è venuta questa curiosità cercherò di rivederlo!

Hai un’attrice o un attore che segui e ami più di altri?
Rimango sul genere, altrimenti ne avrei di diversi. Il mio preferito per quanto riguarda tutto ciò che è horror, gotico e comunque oscuro è il bravissimo e poliedrico Evan Peters. Vorrei poter scrivere un giorno un grande film solo per avere lui come attore protagonista.
Progetti futuri nel campo teatrale e letterario?
Per quanto riguarda il teatro ho da finire la drammaturgia de “La bellezza del secolo”, un dramma in costume ispirato al racconto “La bellezza del secolo” della mia cara amica scrittrice Tatiana Sabina Meloni. E’ la rivisitazione di una leggenda giapponese. Mentre in campo letterario ho da finire di scrivere e poi pubblicare quattro racconti lunghi di generi diversi e un romanzo, un paranormal romance dal titolo “Alejandro”.
Hai voglia di salutare i lettori di CineAvatar e i tuoi fan?
Certo che sì. Se abbiamo realizzato questa intervista è grazie a tutti voi. La cosa più bella è sapere che quello che scrivi ha toccato qualcuno, che sia un racconto, un romanzo o un film. E grazie a realtà come CineAvatar e ai miei lettori ( e spero presto spettatori) che io esisto come autrice. Grazie ancora, spero a presto con nuove news.

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