Intervista al regista Stefano Simone

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intervista stefano simone

Abbiamo intervistato il prolifico regista pugliese Stefano Simone, autore di tantissimi lungometraggi, cortometraggi, documentari e spot pubblicitari. Il suo ultimo lavoro è “Il passaggio segreto”, un thriller soprannaturale che omaggia il cinema di Peter Weir.

Buongiorno Stefano! Quando e con che film nasce la tua immensa passione per il cinema? Immagino molto presto, visto che a 13 anni eri già dietro la macchina da presa…

Si, esatto; i film che mi hanno in qualche modo folgorato e spinto a voler intraprendere questa strada sono stati “Lo squalo”, “Indiana Jones e il tempio maledetto” e “Batman” di Tim Burton. In particolar modo, “Lo squalo” di Steven Spielberg è stato il Capolavoro che ha maggiormente avuto un certo impatto su di me: ho sempre cercato di trarne spunto per quanto concerne gli escamotage narrativi, in particolar modo per il cosiddetto “ritardo dell’enunciazione”.

I tuoi studi (ti diplomi come Operatore della Comunicazione Visiva) da subito indicano la via professionale e artistica che vuoi percorrere. Dal 1999 al 2008 giri tantissimi corti amatoriali, soprattutto in ambito scolastico. Ti è servita molto questa “palestra operativa”, al di là degli studi sulla teoria?

Sicuramente; i primi corti sono lavori amatoriali girati con gli amici senza alcuna cognizione tecnica, però hanno avuto comunque la loro importanza nella mia formazione professionale.

intervista stefano simone

Nel 2009 arriva il primo mediometraggio, di genere horror, “Cappuccetto rosso”, che ti fa acquistare un minimo di notorietà tra gli appassionati del genere. Ce ne vuoi parlare?

“Cappuccetto Rosso” è la prima collaborazione tra me e lo scrittore amico Gordiano Lupi; trattasi di un omaggio al cinema di genere italiano, in particolar modo a Mario Bava, Lucio Fulci e Joe D’Amato. Pur con tutti i suoi limiti, ebbe un discreto riscontro ed ancora adesso spesso viene citato tra gli appassionati del genere. Ha goduto anche di una limitata distribuzione in dvd, cosa all’epoca abbastanza inusuale per un film breve.

L’anno seguente ti cimenti nel tuo primo vero lungometraggio, “Una vita nel mistero”, film che esce anche in dvd e che ha un buon successo di critica e pubblico. Ci vuoi raccontare la genesi dell’opera?

Questo film nasce dalla voglia di raccontare la vera storia di un devoto di Padre Pio a cui sono capitati eventi miracolosi e di confrontarmi con un genere spinoso e complesso. “Una vita nel mistero” può definirsi un dramma religioso raccontato con il linguaggio del thriller paranormale. Il modello di riferimento è chiaramente “L’esorcista” di William Friedkin. Fu una bellissima esperienza ed è uno dei film a cui mi sento più legato.

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Nel 2013 dirigi “Weekend tra amici”, un thriller che il sottoscritto ha trovato davvero interessante, nonostante le evidenti ristrettezze del budget…

Il budget ristretto non è mai stato per me un problema, anzi… Come detto recentemente in un’altra intervista, sono un amante del cinema povero, per cui anche come regista amo fare film che non necessitano di grandi somme di denaro. “Weekend tra amici” rientra sicuramente in questo ambito di pertinenza, a maggior ragione che si tratta di un film minimalista con pochissimi attori. Mi fa davvero piacere che l’hai apprezzato così tanto.

“Gli scacchi della vita” invece è un dramma fantasy, con protagonista l’attore cult del cinema indie tricolore, Michael Segal.

Si, Mike è il protagonista di questo film e mi sono trovato benissimo a lavorare con lui: è un ottimo professionista ed una gran bella persona! Spero di fare altro in futuro. “Gli scacchi della vita” è tratto da un racconto breve di Gordiano Lupi ed omaggia i due Capolavori bergmaniani “Il settimo sigillo” e “Il posto delle fragole”, il tutto sempre condito con il linguaggio del thriller. E’ forse il mio film più apprezzato al momento.

Nell’ultima decade hai continuato a girare moltissimi corti (un po’ come agli inizi, con gli amatoriali). Il corto è una forma d’espressione cinematografica che ti piace in particolare? Tra i tanti che hai girato tra il 2010 e il 2020, mi piace ricordare “Abstraction”. Un lavoro su commissione di soli 30 secondi, con una splendida Rosa Fariello, che colpisce nel segno…

No, quando faccio un film per me la durata è assolutamente irrilevante: il regista decide il passo narrativo più consono alla storia che sta raccontando. “Abstraction” è un cortissimo commissionatomi da alcuni ragazzi della scuola artistica di Foggia e che ha avuto buoni apprezzamenti. Rosa Fariello è stata straordinaria, come sempre.

intervista stefano simone

Ci puoi dire qualcosa sul documentario “Il mio amico Peppe Zullo”?

Si tratta di un docufilm che racconta tutta la storia e la poetica del famoso cuoco orsarese. Credo sia la cosa più completa che sia mai stata fatta su Peppe Zullo.

Nel 2017 giri il film drammatico di denuncia sociale “Fuoco e fumo”. Come è nata la sceneggiatura di quest’opera?

La sceneggiatura è stata scritta da mio padre che è un ex insegnante ora in pensione; dunque, la storia è molto realistica, decisamente vicina alla quotidianità. Anche in questo caso il linguaggio narrativo è quello del thriller-noir. Posso affermare senza se e senza ma che è il mio film di maggior successo al momento.

Il 2017 è anche l’anno del documentario “Il cielo sopra Piombino” (titolo grandioso!). Di cosa parla?

È un documentario letterario sul cambiamento epocale di una città; non un film cartolina, ma appunto un vero e proprio film narrativo che mescola teatro e letteratura. Il titolo chiaramente omaggia il Capolavoro di Wim Wenders.

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Ci puoi dire qualcosa invece su “L’accordo”?

“L’accordo” è un dramma da camera che tratta il tema della bigenitorialità con inserti da vero e proprio documentario. Cinema di servizio, come l’ha definito giustamente Rudy Salvagnini, il cui scopo è quello appunto di affrontare una tematica delicata ed attuale.

“Una rosa blu”, un tuo cortometraggio che è sbarcato niente meno che su Prime Video U.K. e U.S.A.

Si, una gran bella soddisfazione. “Una rosa blu” tratta il tema degli abusi sessuali su minori ed è un lavoro commissionatomi dall’Itc “Sommeiller” di Torino. Pochi attori, poche location, molto dialogo e tante immagini.

Nel 2019 dirigi “Cattive storie di provincia”, che possiamo definire un noir, se sei d’accordo…

Sicuramente, un vero e proprio noir contemporaneo con cui mi sono divertito a spiazzare lo spettatore con continui risvolti narrativi. Una trama in realtà molto semplice, ma decisamente articolata nello svolgimento. Anche in questo caso il soggetto trae spunto da vari racconti di Gordiano Lupi contenenti nell’omonima antologia.

Quest’anno hai girato un mediometraggio che il sottoscritto ha trovato veramente bello ed azzeccato, “Il passaggio segreto”. Un omaggio riuscito a “Picnic at Hanging Rock”, ambientato in una splendida location pugliese e con un cast in stato di grazia.

“Il passaggio segreto” trae spunto da un evento che mi capitò indirettamente quando ero piccolo e dalla voglia di filmare un luogo che mi ha sempre suggestionato. Oltretutto, esatto, volevo rendere omaggio al Capolavoro di Peter Weir. Dunque, ho scritto in pochissimo tempo questo film e l’abbiamo girato in neanche una settimana. Concordo, gli attori sono stati davvero bravi, credo si distinguano parecchio nel panorama indipendente e non solo. Al momento è tra le cose maggiormente apprezzate e anche questo film, così come “Cattive storie di provincia”, approderà a breve su Amazon Prime Video in USA e UK.

Nella tua carriera professionale hai girato tantissimi spot e video musicali. Che differenza c’è secondo te rispetto ad un corto?

Tecnicamente nessuna, anche perché molti dei videoclip musicali che ho fatto sono comunque piccoli film narrativi.

Anche tu, come tanti lettori di CineAvatar, ami il cinema horror. Quali sono i tuoi cult assoluti?

Bella domanda. Parecchi, troppi… Al volo: “Halloween” e “Il signore del Male” di John Carpenter, “Martin” e “Zombi” di George Romero, “L’esorcista” di William Friedkin. Ma te ne posso nominare ad infinitum.

In generale, quali sono i tuoi film preferiti, quelli che rivedresti sempre e che porteresti in un’isola deserta?

“Lo squalo”, “Indiana Jones e il tempio maledetto”, “Il Signore del Male”, “Vivere e morire a Los Angeles”. Ma anche in questo caso potrei continuare fino al 2021…

Cosa ne pensi del cinema indipendente italiano horror degli ultimi 20 anni?

Ci sono autori interessanti.

La brutta situazione creata dal Coronavirus ha colpito duramente anche i lavoratori del mondo dello Spettacolo. Hai voglia di dire qualcosa sull’argomento?

Sono scontato, lo so, ma purtroppo non mi viene altro: speriamo di venirne fuori quanto prima…

Quali sono i 3 libri che più hai amato?

Non leggo tanti romanzi, piuttosto sono un divoratore di brevi racconti noir, pulp e horror.

Progetti in cantiere a livello cinematografico? Siamo curiosi…

Sto scrivendo un noir contemporaneo dal titolo “L’uomo brutto”; non so ancora se sarà un medio o un lungometraggio. Spero di realizzarlo quanto prima.

Ti va di salutare i tuoi fan ed i lettori di CineAvatar?

Certo, un saluto grandissimo e grazie a te Massimo per questa bella opportunità.